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Azioni invendibili, esplode la rabbia dei soci della banca

Comitato di clienti della popolare di Lajatico risponde al dg La richiesta: capire le strategie per recuperare i soldi persi

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MONTOPOLI. Il comitato di soci di Montopoli rispondono al direttore generale della Banca popolare di Lajatico, Daniele Salvadori, sulla questione riguardante tanti clienti dell’istituto di credito che hanno intenzione di vendere le azioni ma che non possono farlo.

«La Banca popolare di Lajatico ha deciso di negoziare le proprie azioni tramite il sistema Hi-Mtf ad aprile 2017 – dicono dal comitato – I detentori di questo prodotto, offerto fino al 2016 come investimento facilmente negoziabile, si sono trovati subito nella impossibilità di smobilizzare l’investimento, perché il mercato degli scambi è inesistente con conseguente diminuzione del valore del titolo. Ma ad oggi la banca non si è ancora fatta carico di informare direttamente tutti i risparmiatori interessati».

Secondo la ricostruzione dei soci di Montopoli, «la direzione della banca ha deciso l’adesione al mercato Hi-Mtf non per obbligo di legge. La decisione, come dichiarato da Salvadori in un intervista al Tirreno, “mira a favorire la trasparenza degli scambi, a tutela dei clienti e della banca stessa”. Riteniamo quindi sia stata presa dopo attenta valutazione degli effetti sul titolo. Col risultato di criticità della scelta, come assenza di negoziazioni e deprezzamento».

Nell’articolo, Salvadori ha dichiarato: «La banca si è vista limitare le possibilità di riacquistare le proprie azioni». Anche questo effetto doveva essere considerato al momento della scelta di adesione al mercato HI-Mft, secondo il comitato dei soci che aggiungono: «Gli investitori hanno scelto il titolo quando lo stesso veniva negoziato direttamente dalla banca, sistema che non ha mai creato criticità. Anche in caso di non immediato scambio non vi erano deprezzamenti rispetto al valore fissato annualmente in sede di approvazione del bilancio. La decisione della banca di aderire al mercato Hi-Mft, mai adeguatamente portata a conoscenza degli investitori, cambia i rapporti con i soci. Infatti il titolo è invendibile ed ha perso il 25% del valore continuando a diminuire. Si prende atto che la banca, come detto dal direttore generale, consiglia ai soci di inserire ordini di vendita delle azioni pur sapendo che difficilmente l’operazione andrà a buon fine e che il prezzo delle azioni sta calando». Ma anche così per i soci è «difficile trovare nel consiglio una logica».

A Salvadori, poi, vengono rivolte alcune domande. «Perché la banca, prendendo atto dell’errore della valutazione, non torna al precedente sistema andando così a limitare i danni per gli investitori e per la banca stessa? A quali reali e concrete azioni alternative la banca sta lavorando? La banca è in attivo, ma le azioni si deprezzano ed i risparmiatori non possono riavere i propri soldi. Visto che il dg ha dichiarato che il consiglio d’amministrazione sta studiando un regolamento che consenta alla banca di acquistare le azioni di soci in condizioni di indigenza o per altre gravi situazioni, i soci dicono: «Riteniamo un tale regolamento discutibile sui contenuti e sui parametri e ci chiediamo quale riflesso risolutivo sulla questione la banca ritiene possa avere». —

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