Sicurezza
Trasferire Rita Moretti è costato al Comune quasi 66mila euro
Finito il caso della dipendente comunale spostata al Suap «Grazie ai colleghi che hanno denunciato l’atto punitivo»
VOLTERRA. Ora è ufficiale. Il caso del trasferimento dall’ufficio tecnico al Suap della dipendente del Comune, Rita Moretti, si è concluso. Le parti si sono accordate con il pagamento di 15mila euro di risarcimento alla lavoratrice più cinquemila di spese legali. Ma il costo complessivo per le casse comunali sfiora i 66mila euro.
Per l’esattezza, 65.904, 21 euro, frutto di due procedimenti, il primo per il ricorso al giudice del lavoro dopo il trasferimento, il secondo relativo alla richiesta di risarcimento. La causa che si è conclusa con la vittoria di Rita Moretti, che ha ottenuto dal Tribunale l’annullamento del trasferimento condannando il Comune al reintegro all’ufficio di appartenenze dalla dipendente con le precedenti mansioni è costato a Palazzo dei Priori, e quindi ai cittadini, 12.849,26 euro di spese legali per l’avvocato che difendeva gli interessi della donna, 16.050,32 euro di spese per l’avvocato dell’amministrazione comunale, più 10,035,83 euro di assistenza legale ancora per il Comune quando è partita la richiesta danni. La conciliazione firmata l’altro giorno in Tribunale a Pisa, invece, ha portato al pagamento di 19,768,80 euro per Moretti e 7.200 per il suo avvocato.
Un costo non indifferente per una vicenda su cui pesano le parole del giudice del lavoro inserite nella sentenza per l’annullamento dell’atto di trasferimento (a cui il Comune non ha fatto ricorso): «Tutti gli elementi di fatto costituiscono elementi gravi, precisi e concordanti dell’effettiva esistenza di una relazione causale tra la nuova assegnazione di Moretti e la sua attività sindacale e quindi del carattere discriminatorio dell’esercizio dello jus variandi». Insomma, una sconfitta, ma anche un danno economico per le casse comunali che, probabilmente poteva essere evitato.
Rita Moretti, sorella dell’ex segretario comunale del Partito democratico, nel 2015 apparteneva alla Rsu del Comune. In più di un’occasione si era scontrata con assessori della giunta del sindaco Marco Buselli. A questo era seguito il trasferimento con un evidente demansionamento. Alcuni colleghi firmarono una lettera in cui si schieravano dalla sua parte, mentre la Cgil effettuò un volantinaggio a Palazzo dei Priori.
Un caso di cui si è parlato a lungo, ma che ora si chiude. «Devo solo ringraziare tutti quei colleghi che con coraggio hanno denunciato fin da subito il carattere punitivo e quindi l’ingiustizia del trasferimento e che mi hanno fatto sentire la loro vicinanza in questi sei anni. Sono davvero contenta che tutto sia finito, ma soprattutto di aver ottenuto giustizia per quello che il giudice del lavoro ha riconosciuto essere un vero e proprio atto illegittimo messo in pratica nei miei confronti». —
Andreas Quirici
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