Sicurezza
Ivan fu vittima di un omicidio assassino condannato a 30 anni
La Corte d’Appello ha aumentato la pena (12 anni) per l’ex militare che lanciò dal quarto piano il 27enne. Non riconosciuto il preterintenzionale
PECCIOLI. Non fu un incidente, durante una lite, a causare la morte di un giovane russo che amava l’Italia e che a Pisa aveva messo radici impegnandosi per favorire l’integrazione degli immigrati. Ivan Tikhomirov fu ucciso intenzionalmente da Tomasz Dariusz Warda.
Ne è convinta la Corte d’Assise d’Appello di Firenze che ha condannato il 41enne ex militare polacco a 30 anni per omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Warda il 27 ottobre 2017 era stato riconosciuto colpevole di omicidio preterintenzionale dal gup Giuseppe Laghezza che gli aveva inflitto, in abbreviato, 12 anni. Il pm Aldo Mantovani aveva invocato l’ergastolo sostenendo la volontarietà del gesto di Warda di spingere da un balcone del quarto piano di un condominio a Cisanello il 27enne russo che per anni ha vissuto e Peccioli con la mamma Daria restauratrice di icone russe. La sentenza dei giudici fiorentini è arrivata nel primo pomeriggio dopo una discussione andata avanti per tutta la mattina. Warda era presente in aula al fianco del suo avvocato, Rolando Rossi che dopo la lettura della sentenza commenta: «Aspettiamo le motivazioni e poi andremo in Cassazione».
Il sostituto procuratore generale aveva chiesto la conferma del verdetto di primo grado. E aveva ribadito la tesi dell’omicidio preterintenzionale e la relativa condanna a 12 anni (pena base 18 anni) dopo la riduzione di un terzo per il rito abbreviato. La madre e la sorella di Ivan, Daria e Maria, assistite dall’avvocato Stefano Del Corso non erano in aula. C’era oltre al loro legale anche l’avvocato dell’altra parte civile, l’Unità Migranti in Italia, Corrada Giammarinaro. «Siamo soddisfatti perché è stata ricostruito un contesto che per noi era chiaro già nel primo grado – spiega il legale –. L’avvocato Del Corso è stato bravissimo nella sua esposizione. Sapevamo che la strada era in salita, anche per la richiesta del pg di confermare la sentenza di Pisa».
La Corte d’Assise d’Appello (due giudici togati e sei popolari) dopo alcune ore di camera di consiglio è uscita con un verdetto che ha riformato il primo grado nel capo di imputazione e nella relativa pena. Quello che a Pisa è stato accertato come un incidente tra due litiganti, a Firenze ha assunto i connotati di una volontarietà dell’azione da parte dell’ex militare polacco. Di sicuro i due si stavano picchiando, anche in modo pesante, il pomeriggio del 18 settembre 2016 prima nell’appartamento e poi sul balcone in un condominio di via Matteucci a Cisanello. Il punto in discussione, cruciale per l’attribuzione del reato, è sempre stato quello di stabilire con ragionevole certezza il comportamento di Warda quando il corpo del 27enne dopo essere stato spinto dal polacco era esposto all’esterno del balcone. Non c’erano testimoni. Aggrappato con le mani alla sommità del terrazzo Ivan era in senso fisico appeso quasi al niente. Per le parti civili non poteva essere finito lì solo per effetto di una scazzottata: era stato deliberatamente preso di peso e spinto di sotto. Su cosa avesse acceso il litigio la versione riferita dall’unico testimone presente, anche se non durante la caduta, era e rimane quella di una sparizione di 100 euro per la quale Warda accusava Ivan. L’alcol aveva accompagnato quel pomeriggio domenicale. Spintoni, colpi assestati al russo con violenza e tecnica militare da parte del polacco. Un fisico massiccio e trascorsi da soldato. E con il padrone di casa, un disabile, chiuso in camera, impaurito per quell’ennesima festa alcolica a cui si era rassegnato, giorno e notte, da quando Warda era diventato il suo badante. Da ieri è anche un condannato per omicidio volontario. —
Pietro Barghigiani
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