Sicurezza
Usb: «127 operai stabilizzati ma altri 300 se ne andranno»
L’Unione sindacale di base contro azienda e confederali chiede che la trattativa per il rinnovo del contratto integrativo venga interrotta
PONTEDERA. È giusto provare soddisfazione per la stabilizzazione di 127 operai Piaggio – anche grazie a “quota 100”, come sottolineato dai vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini che hanno rilanciato il servizio del “Tirreno” –, tuttavia non bisogna dimenticare che non si tratta di un aumento dell’occupazione. È quanto afferma l’Unione sindacale di base in relazione alla trattativa in corso alla Piaggio: «Siamo estremamente contenti per la trasformazione dei contratti di questi lavoratori e di queste lavoratrici, c’è da dire però che sono già a tempo indeterminato per 7 mesi l’anno e che sono in questa situazione di precarietà da più di 10 anni. Inoltre, forse sarebbe opportuno chiarire che questa vittoria non è certo merito della triade che ha chiesto e ha avuto garanzie da parte di Piaggio solo di finire le trasformazioni dei contratti nei tre anni di vigenza dell’accordo, ma di un decreto del governo che l’azienda userà per svecchiare la platea dei dipendenti e che soprattutto vedrà l’uscita di circa 300 dipendenti per l’entrata di 127».
«Ci sembra – prosegue Usb – che ci sia poco da esultare, piuttosto ci sarebbe da rammaricarsi per la continua e costante perdita di posti di lavoro che da diversi anni a questa parte c’è dentro lo stabilimento di Pontedera e in tutto il territorio della Valdera dove l’indotto Piaggio è ormai ridotto a piccoli numeri. Dopo più di un anno di trattativa, i sindacati collaborativi, perché questo sono, esultano per una falsa vittoria. Come Usb crediamo che portare avanti questa trattativa, che prevede la completa esigibilità del contratto nazionale sia un attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori e delle lavoratrici. Crediamo che questa trattativa debba essere interrotta, siamo chiamati ad individuare e rivendicare i bisogni reali, dobbiamo parlare di un aumento salariale reale e non di welfare aziendale, vogliamo parlare di sicurezza nei luoghi di lavoro, vogliamo parlare di tempi di lavoro. Come si sta in fabbrica non può deciderlo il padrone insieme a chi nell’ultimo contratto ha svenduto i diritti dei lavoratori portando un netto peggioramento complessivo delle condizioni di lavoro». –
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