Gioco
Un sanromanese al Senato per celebrare don Luigi Sturzo
Valerio Martinelli, 25 anni, invitato come relatore in occasione del centenario dell’appello ai “Liberi e forti” che segnò la nascita del Partito popolare italiano
SAN ROMANO. Dai “Liberi e forti” ai “Giovani e coraggiosi”. Cento anni dopo l’appello di don Luigi Sturzo ai cattolici per un impegno attivo in politica, venerdì a Roma si terrà un incontro per ricordare quello che fu l’inizio del Partito popolare italiano. Nella prestigiosa sala Zuccari di Palazzo Giustiniani parleranno professori universitari, politici e autorità. Ma non solo: sarà presente anche Valerio Martinelli, giovane studioso di 25 anni di San Romano.
«Sarà un’occasione per riflettere sull’impegno pubblico dei cattolici – dice Martinelli –: l’appello di don Sturzo arrivò in un periodo simile al nostro, di trasformazione e cambiamento». Anche per Martinelli, che parlerà di lavoro e politiche sociali – temi affrontati nel suo libro “Right or duty to work” (Edizioni Ets) – un rinnovato impegno dei cattolici è essenziale. «Dobbiamo ripartire dalla ricostruzione di una rete, come ha già detto il cardinale Bassetti – continua –: sarà importante tracciare un percorso di condivisione di idee e visioni». Idee e visioni che, per Martinelli – cattolico, di famiglia non cattolica – sono decisivi. «Troppo spesso oggi si va alla ricerca di soluzioni semplici per questioni complesse, – spiega – quando sarebbe meglio un approccio competente e lungimirante». Competenze che, a Martinelli, certo non mancano: laureato in legge a Pisa col massimo dei voti e dottorando alla Lumsa di Roma con il professor Luigino Bruni, è attualmente allievo del seminario “Silvano Tosi” a Firenze, oltre ad aver già frequentato due Master al Sole 24 Ore e al Senato, oltre alla Scuola di Politiche di Enrico Letta.
Pur giovane, Martinelli è ormai da anni attivo sul territorio del Distretto del cuoio. «Vengo dal mondo del volontariato e dell’associazionismo – dice – ma la passione per la politica arriva da lontano, da quando ascoltavo i racconti di mio nonno, operaio impegnato nel sindacato, a cui devo molto». E tanto, Martinelli, deve anche a figure come Moro e De Gasperi. «Ma è un’immagine di Giorgio La Pira che mi ha sempre colpito – spiega – ovvero quella del mondo come fedecommesso: esso è come un lascito che ogni generazione ha l’obbligo di conservare e migliorare per quelle seguenti».
Alla domanda su un suo eventuale impegno in politica, Martinelli non svia il discorso. «Sono a disposizione – dice – però, ciò che è importante per me è il fondare il mio agire nell’umiltà e nelle competenze». Guardando sempre al livello locale. «Bisogna partire dai luoghi che viviamo ogni giorno – specifica –, dai nostri territori». Con lo sguardo fisso a quel che, per lui, è decisivo per il Paese: migliorare le politiche pubbliche. «Serve dare grande attenzione al tema del lavoro, della lotta alla povertà e dello stato sociale – conclude – per cogliere le sfide del futuro con coraggio, competenze e visione». –
Pietro Mattonai
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