Gioco
Gli animalisti al mattatoio «Diventiamo tutti vegani»
I giovani in via Guerrazzi per abbeverare gli animali destinati alla macellazione Ma erano già tutti morti: «Sono entrati due camion con un cinghiale e un cavallo»
«Questi animali vivono nella crudeltà più totale fin da quando sono nati e noi vogliamo far vivere loro la compassione. Io non condivido i mattatoi e vorrei che tutti noi anziché imporci sugli altri esseri viventi – con conseguenze devastanti su di loro, sul clima e sulla nostra salute – diventassimo vegani. Il nostro obiettivo è promuovere il veganismo come stile di vita».
Simone Scampoli, di Prato, è fra i responsabili dell’associazione Animal Save di Firenze e dalle 8 alle 10.15 di ieri, insieme a una decina di persone arrivate da diverse parti della regione, ha presidiato l’ingresso del mattatoio di via Guerrazzi, a San Miniato.
Una “veglia”, quella organizzata dagli animalisti, annunciata da qualche giorno e che probabilmente verrà presto replicata anche a Pontedera. L’obiettivo è duplice: dire basta alla macellazione e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza verso gli animali. Gli attivisti erano pronti anche a rifocillarli prima della morte, ma il cavallo e il cinghiale giunti a bordo di due camion per essere macellati erano già stati uccisi. A sorvegliare la manifestazione (pacifica e che si è svolta senza alcun problema di ordine pubblico) c’era una pattuglia dei carabinieri. I giovani manifestanti – arrivati anche da Arezzo – hanno tentato, invano, di parlare con i responsabili della struttura.
Il sit-in è iniziato alle 8 di mattina, con i militari dell’Arma che poco dopo le 9 sono entrati all’interno dei locali per parlare con i titolari, i quali avrebbero informato gli attivisti che a partire dalle 9.30 non sarebbe più entrato alcun camion, come del resto era già previsto.
«Facciamo foto e video che mostrano che non c’è alcuna differenza fra un cane, un gatto, una mucca o dei pesci – continua Scampoli – e a volte capita che quando gli animali arrivano siano feriti e perdano del sangue. Qui comunque abbiamo visto solo due camion con un cavallo e un cinghiale già morti. Io non condivido quest’attività – continua il responsabile dell’associazione toscana – e non dico di chiuderla domani, ma chiedo di cambiare prodotti visto che il mondo lo chiede. Bisogna rendersi conto che il mondo non può andare avanti così, perché continuiamo a imporci sugli altri esseri viventi con un impatto ambientale devastante». Secondo l’attivista «stiamo vedendo con i nostri occhi gli effetti del cambiamento climatico e sappiamo che questo cibo fa male alla salute».
Prima di Natale, gli stessi giovani dell’associazione, insieme ad altri erano rimasti per tre giorni, anche la notte, fuori dallo stabilimento Cremonini di Lodi, per un’analoga manifestazione. «Lì arrivavano animali 24 ore su 24», dice Scampoli. «In generale posso dire che all’interno di questi mattatoi – conclude l’attivista – lavorano spesso rifugiati o migranti che scappano dalla guerra. Abbiamo parlato con loro e non sono certo contenti di quello che fanno. Spesso i dipendenti di queste strutture, come scrive Melanie Joy, sprofondano nell’alcol o nella droga: quando gli tocchi il cuore capisci subito che sono costretti a fare questo lavoro e che non vorrebbero affatto». —
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