Il Tirreno

Pontedera

I tempi della giustizia 

Morì all’Auxilium Vitae la Procura vuole archiviare

Sabrina Chiellini
Morì all’Auxilium Vitae la Procura vuole archiviare

La famiglia del pensionato si batte invece per arrivare al processo, convinta che la vittima non abbia avuto l’assistenza necessaria. Deciderà il Gip

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LARI. Prima la famiglia ha dovuto attendere tre anni per conoscere il risultato dell’autopsia disposta dalla Procura. Tanto tempo è passato da quando Rosario Lo Vasco, 79 anni, di Lari. E ora i familiari si trovano ancora una volta a chiedere che siano accertate le eventuali responsabilità mediche nella morte del pensionato. Dopo l’esposto presentato dai familiari della vittima i quali ritengono oggi come allora che il pensionato non abbia avuto l’assistenza necessaria, mentre era ricoverato all’Auxilium Vitae di Volterra, era stata aperta un’inchiesta che si è trascinata a lungo prima di arrivare alla conclusione. Oltre al medico, che aveva firmato anche il certificato della constatazione di morte, erano finite nel registro degli indagati anche altre quattro persone, dipendenti a vario titolo del centro Auxilium Vitae, tutte al lavoro il pomeriggio della morte di Lo Vasco. Il medico legale incaricato dell’autopsia, il professor Alessandro Luciani Bassi, ha depositato la sua consulenza in ritardo di molti mesi rispetto al termine che era stato inizialmente indicato, cioè di 60 giorni, quando il pm Aldo Mantovani, gli aveva affidato l’incarico. E la consulenza ha attribuito le cause della morte alle patologie di cui soffriva il pensionato.

La pensano diversamente i familiari che, assistiti dall’avvocato Erica Ballatori, hanno presentato ricorso contro l’archiviazione. E ora la parola finale spetta al Gip del tribunale di Pisa. La famiglia è convinta che il pensionato non abbia avuto l’assistenza necessaria e che con un intervento di soccorso tempestivo probabilmente la morte sarebbe stata scongiurata. Per questo l’avvocato Ballatori, aveva chiesto alla Procura della Repubblica di Pisa di acquisire le registrazioni audio e video della stanza in cui era ricoverato Lo Vasco, così da trovare ulteriori riscontri a quanto è stato denunciato dal figlio della vittima. Ma questa strada non è stata percorsa dalla Procura che si avvia a chiedere l’archiviazione e far decadere le accuse.

Lo Vasco era stato ricoverato per un blocco renale e respiratorio (a ottobre) e poi trasferito nella struttura di Volterra per la riabilitazione. Il 12 dicembre 2015, giorno della morte, quando il figlio Angelo era andato a trovare il padre lo aveva trovato in condizioni diverse dal solito. Non stava bene anche se nessuno, almeno all’apparenza, sembrava preoccuparsene. «Sono entrato per primo nella stanza dov’era ricoverato – aveva raccontato ai carabinieri il figlio – perché il passo dei parenti avviene solo uno alla volta. Mi ha fatto cenno che voleva continuare a dormire. Ma aveva le mani gonfie e ho notato che era stato staccato dal respiratore e che respirava male. Ho visto che la pompa del sondino per l’alimentazione era in allarme e sono andato a chiamare un infermiere e una sua collega, i quali hanno resettato il sistema spiegandomi che a volte va in allarme perché la sostanza usata per alimentare il paziente scende lentamente». Poi la crisi respiratoria che gli era stata fatale. Ma il figlio della vittima per i primi minuti non era riuscito a trovare il personale che era in servizio nella struttura e anche per questo aveva presentato un esposto, pensando di avere perso il padre per un caso di malasanità. E il tempo delle lungaggini giudiziarie non ha cancellato questo pensiero.

Ora la famiglia attende la data in cui il Gip valuterà la richiesta di opposizione all’archiviazione. –

Sabrina Chiellini

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