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la novità 

«Spese più alte con la fattura elettronica»

Stefano Taglione
«Spese più alte con la fattura elettronica»

Commercianti e ristoratori spiazzati dalla rivoluzione digitale. Ma c’è anche chi è contento: «Dopo che l’hai capita è facile»

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«La fattura elettronica? Per favore, cambiamo argomento. Sa quanti soldi pagheremo noi in più all’anno? Ottocento euro. Al momento subiamo un forte disagio e senz’altro il Governo poteva dare più tempo per mettersi in regola. Comunque sappiamo farla, visto che abbiamo pure sostenuto un corso».

Katia Dal Canto, della caffetteria pasticceria Gori di via Roma, è fra le lavoratrici scontente della cosiddetta “rivoluzione digitale” del commercio. Si tratta della fatturazione elettronica: il sistema digitale di emissione, trasmissione e conservazione delle fatture che permette di abbandonare per sempre il supporto cartaceo e tutti i relativi costi di stampa, spedizione e conservazione. Una novità che però non piace a molti fra commercianti e ristoratori di Pontedera, soggetti all’obbligo dal primo gennaio e alle prese – dicono – con un esordio quasi traumatico.

«Se sbagli a digitare è un dramma – confida Fabrizio Lupi, il titolare della Bottega del caffè di Corso Matteotti – anche perché di default il sistema spunta la casella delle pubbliche amministrazioni, mentre noi le fatture le facciamo quasi solo ai privati. Neanche tante: una cinquantina al mese. Bisogna avere sempre l’attrezzatura a portata di mano, nel mio caso il computer ma basterebbe il cellulare. Insomma questa novità può solo decretare la fine dei negozi di vicinato, penso ad esempio a chi vende frutta o verdura». Il commerciante del centro ha subito chiesto lupi all’associazione di categoria alla quale è iscritto, Confesercenti. «Mi hanno detto che ricevono un messaggio di posta elettronica certificata – continua – appena io fatturo. Praticamente vedono tutto in tempo reale insieme all’Agenzia delle Entrate».

«Noi ai nostri clienti facciamo solo gli scontrini – spiega invece Ilaria Franceschi del negozio di sigarette elettroniche IriSvapo – e non mi capita mai di fare fatture elettroniche durante le vendite. Semmai ce le fanno alle aziende a cui compriamo la merce. Paghiamo 20 centesimi per ogni pratica. La mia situazione è peggiorata: questa novità io non l’avrei mai introdotta».

«Il commercialista mi ha chiesto dieci euro in più al mese – dice una commerciante che però vuole rimanere anonima – ma francamente prima di bocciare del tutto questa “rivoluzione digitale” io preferirei aspettare ancora qualche mese e valutare meglio». «Cosa vuole che cambi, rimarrà tutto come prima – dice l’addetta di una sartoria, anche lei a patto di non risultare con nome e cognome – ma io il ragioniere lo devo pagare: mi ha già aumentato il canone mensile. Secondo me la fatturazione elettronica non serve a niente», dice mentre si arrampica su una scala a mettere a posto la merce esposta.

«Ho sostenuto un costo di attivazione di 35 euro – racconta Paola Arrighi, dell’edicola di via Giovanni Pascoli, vicino all’ospedale – e ci sarà da pagare anche un canone mensile. Per vedere le fatture sul portale dovrò sempre avere dietro un computer, ma io nel sistema non sono ancora entrata» «Il commercialista mi ha detto che non devo fare nulla – dice una sarta che ha un negozio in centro – quindi io le fatture elettroniche non le digito. Sono obbligata? Devo informarmi meglio, ma non penso. Credo di essere fra le categorie esentate».

L’unico felice – fra i commercianti e i ristoratori intervistati – sembra essere Filippo Buti, dell’omonima trattoria di via Ranieri Gotti. «Mia madre era spaventata, scherzando ha detto che voleva addirittura chiudere l’attività – rivela – ma poi ha visto che questo è un sistema come gli altri, facile appena lo capisci. Ti evita di scrivere tutto a mano, è meno dispendioso. Sono molto contento di questa novità». —



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