Il Tirreno

Pontedera

Niente carcere per la morte di Sara e Lorenzo

Pietro Barghigiani
Niente carcere per la morte di Sara e Lorenzo

La Cassazione respinge il ricorso della Procura generale contro il patteggiamento a 4 anni e mezzo dell’automobilista

3 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. La sentenza di patteggiamento a 4 anni e mezzo per la morte degli studenti Sara Cicciotto e Lorenzo Malacarne diventa definitiva. E il racconto giudiziario di una tragedia che ha segnato una comunità si cristallizza senza alcuna ulteriore possibilità di modifiche nei verdetti invocate dai genitori dei due ragazzi, travolti e uccisi in scooter nel luglio 2016 a Pontedera da un’automobilista positiva all’etilometro. Non ci saranno più giudici che valuteranno il comportamento di quella sera tenuto da Giusy Tuzzeo, 25enne pontederese.

Dopo i sei mesi ai domiciliari, la pena residua è ora di 4 anni. Il limite per chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali. Decisione che spetterà al Tribunale di Sorveglianza di Firenze. La traduzione concreta è che la giovane, difesa dall’avvocato Gabriele Dell’Unto, se seguirà il percorso senza inciampi, non farà carcere, né domiciliari.  L’ultima opportunità per i genitori delle vittime di cambiare la sentenza di Pisa è svanita in Cassazione. La Suprema Corte ha respinto il ricorso della Procura generale di Firenze, a cui si erano rivolte le famiglie dei due giovani di Ponsacco, confermando non solo la congruità della pena, ma anche la correttezza di riunire in un unico capo d’imputazione la guida in stato di ebbrezza con l’omicidio stradale.

Una lettura tecnico-giuridica che, secondo le famiglie e la Procura fiorentina, doveva essere contestata «per l'operata riqualificazione giuridica più favorevole» nei confronti dell’imputata. Secondo l’impugnazione i due reati andavano considerati separatamente e non quello dello stato di ebbrezza assorbito nell’omicidio stradale. Gli ermellini hanno, invece, accolto senza rilievi la sentenza del gup Pietro Murano (pm Flavia Alemi) anche sul punto sollevato dalle parti civili (Roberto Malacarne e Benedetta Montagnani) circa «l’incongruità della pena e il difetto di motivazione, nonché il difetto di un valido consenso da parte del pubblico ministero o il vizio del consenso siccome formulato sulla base di un presupposto inesistente (offerta di acconti di natura risarcitoria)».

Lo spirito del ricorso lo avevano illustrato con una lettera aperta al “Tirreno” i genitori di Sara, 17 anni, iscritta al liceo Montale di Pontedera e Lorenzo, 18 anni, studente al Russoli di Cascina. «Deve cessare, a fronte anche della legge sui sinistri mortali causati da conducenti che hanno bevuto il sistema di definire i procedimenti penali con patteggiamenti con pene minime, nel limite per non fare scontare neppure un giorno di custodia in carcere al colpevole – scrissero –. Perché questo è il peggior segnale per evitare che la pena in concreto sia di monito e avvertimento affinché cessino le uccisioni causate da conducenti che si mettono alla guida in stato di ebbrezza alcolica, che tolgono improvvisamente la vita a giovani come Lorenzo e Sara, i quali avevano diritto di vivere, e nello stesso tempo pongono i familiari in un dolore così forte da annientarne la vita e le relazioni». 
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa