La protesta
Piano della telefonia ora si privilegiano le aree pubbliche
Non sarà implementato il sito di San Giorgio vicino al cimitero ma l’assessore Sbragia (Fi) non ottiene il voto del capogruppo
CASCINA. Durante la campagna elettorale 2016, il piano della telefonia mobile, approvato nel 2016 dalla giunta di centrosinistra, era stato al centro di mille polemiche dopo le proteste dei cittadini di San Giorgio. Gli attuali amministratori nel corso dell’ultima seduta del consiglio comunale, che chiude anche l’anno amministrativo 2018, hanno varato il nuovo piano. Si cerca di privilegiare le aree pubbliche per l’insediamento di nuove “antenne” e di privilegiare, con canoni che tengano conto delle spese, il trasferimento degli impianti che attualmente si trovano su aree private e che i gestori porteranno in terreni pubblici, dove per il Comune sarà più facile fare i controlli.
A illustrare il piano è stato l’assessore, in quota a Forza Italia, Roberto Sbragia, che ci ha lavorato con gli uffici fin dal suo arrivo a Cascina. Ma, sia pure a sorpresa, il collega di lista, Paolo Chiellini, capogruppo di Forza Italia (in lista si era candidato come Movimento Idea), ha espresso un voto contrario in quanto non lo condivide, così ha detto durante il consiglio comunale. «Non si sposa con le indicazioni del patrimonio, prevede di non implementare il sito di San Giorgio, vicino al cimitero, che per me è quello migliore. Prevede antenne a San Frediano e San Prospero anche se vicine alle scuole».
«Senza questo provvedimento ci sarebbe stata una giungla in mano agli operatori provati», ha detto invece Valerio Lago di Fratelli d’Italia, che ha votato in maniera compatta con la Lega. Il Pd si è astenuto, i Cinque Stelle hanno votato un “no” secco, in quanto ritengono che non siano state privilegiate scelte a tutela della salute dei cittadini.
«È un piano che punta al futuro – ha spiegato Sbragia –, cerca di tutelare il territorio e la salute delle persone. Un piano che vuole regolare la proliferazione incontrollata delle antenne e farle concentrare sulle aree pubbliche lontane o ai margini dei centri abitati. I suoi moti di sviluppo sono salute, tempo ed economia. È stato verificato il rispetto dei parametri di legge nel territorio e dell’allontanamento, per quanto possibile, delle antenne, da abitazioni e centri sensibili. È un piano che potrà adattarsi al futuro e alle nuove tecnologie e alla gestione semplificata con la possibilità di aggiungere nuove aree man mano che riusciremo a correggere gli errori urbanistici del passato». –
S. C.
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