Gioco
In Regione il caso del decesso dell’anziana in ambulanza
Quartini (5 Stelle): inaccettabile dimettere da una struttura sanitaria pazienti clinicamente non stabili. E poi, come si selezionano i medici del 118?
pisa. Si parlerà in consiglio regionale della morte in ambulanza, avvenuta lo scorso 27 settembre, della pensionata marinese di 86 anni Maria Paola Giusti, deceduta dopo poche ore dalle dimissioni dall’Ospedale di Comunità della Misericordia di Navacchio.
La vicenda, in particolare per i dettagli con cui Il Tirreno ha potuto raccontarla in questi ultimi giorni, ha colpito il consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle Andrea Quartini, il quale ha deciso di presentare un’interrogazione al governatore della Toscana Enrico Rossi e all’assessora regionale alla Salute Stefania Saccardi. «Dovranno darci delle spiegazioni – afferma Quartini – su un episodio così grave, che sembra costellato da errori su errori. Se si fosse realmente verificato ciò che ho letto sulle colonne de Il Tirreno, sarebbe davvero incredibile. Sarebbe inaccettabile che pazienti non clinicamente stabili vengano dimessi da strutture sanitarie per il termine dei giorni previsti dalla convenzione con l’Asl Toscana Nord-Ovest».
Delle risposte le sta cercando anche la Procura. Il pm Flavia Alemi, titolare dell’inchiesta aperta sulla morte di Giusti (sulla cui salma è stata eseguita l’autopsia), ha indagato dieci persone, tra cui i medici del cosiddetto “ospedalino” di Navacchio, il medico curante dell’anziana, responsabile del periodo di cura previsto dalla convenzione all’interno dell’Ospedale di Comunità, i membri degli equipaggi delle due ambulanze intervenute e il medico del 118 che somministrò alla donna alcuni farmaci salva-vita tentando di salvarla.
L’interrogazione di Quartini riguarderà anche il medico del servizio territoriale di emergenza-urgenza. «Quali criteri di selezione – chiederà il consigliere – degli operatori, specialmente per i medici, vengono utilizzati dalle aziende sanitarie? Anche su questo vogliamo risposte e soluzioni».
L’interrogativo posto da Quartini è appropriato, in quanto la figura del medico 118 in questione, la dottoressa Maria Cristina Baldassarre (assunta a tempo determinato, con un contratto di pochi mesi, dall’Asl Toscana Nord-Ovest), lascia abbastanza perplessi. Sia per il comportamento tenuto dopo il decesso della donna sull’ambulanza, quando ai carabinieri manifestò perplessità circa l’operato dei volontari che cercarono, insieme a lei, di mantenere in vita la paziente, sia per le ombre che oscurano il suo curriculum. Baldassarre ha sulle spalle una condanna a sedici mesi per calunnia, rimediata dopo che, nel 2013, denunciò una collega del pronto soccorso di Parma sostenendo che le disse che per lavorare in quell’ospedale avrebbe dovuto pagare e intestare dei beni a determinate persone. Accuse che si sono poi rivelate false e per cui partì il procedimento per calunnia. Dal dibattimento emerse che Baldassarre avrebbe sporto falsa denuncia per vendicarsi del licenziamento da parte della stessa Asl di Parma. —
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