Il Tirreno

Pontedera

la classifica

Bene il lavoro, male lo spaccio di droga la provincia perde altre sette posizioni

Francesco Loi

Indagine de Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita: Pisa si colloca al 54º posto in Italia (su 107), era 22ª solo tre anni fa

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Il tasso di disoccupazione contenuto ed il livello dei servizi porterebbero in alto Pisa e il suo territorio. I dati sulla microcriminalità, soprattutto lo spaccio di droga, invece la trascinano in basso. Non è un caso che il centrodestra a trazione leghista su questo abbia impostato la campagna elettorale, vincente, per il capoluogo strappato al Pd nel giugno scorso. Così, tra alti e bassi, la provincia pisana, secondo l’annuale classifica de Il Sole 24 Ore, si piazza a metà strada (54ª su 107) come “qualità della vita” perdendo però sette posizioni rispetto all’anno precedente. Un trend che prosegue dopo gli arretramenti del 2017 (-16) e del 2016 (-9). Per ritrovare un crescendo si deve tornare al 2015, quando Pisa era 22ª, più 7 posizioni rispetto al 2014.

La fotografia che esce dai numeri è abbastanza precisa riguardo alla realtà del capoluogo, che poi si irradia sul resto. Peraltro l’andamento non si può attribuire più di tanto al diverso segno politico di Pisa, passata al centrodestra da sei mesi: il Sole ha preso in considerazione, in larga parte, dati dello scorso anno, utilizzando oltre quaranta parametri suddivisi in sei macro-settori.

I dati su giustizia e sicurezza condizionano i totali. La provincia di Pisa è addirittura al 92º posto in Italia, anche se in leggero miglioramento. I rilievi statistici peggiori riguardano i borseggi (99ª) e soprattutto i delitti connessi agli stupefacenti (104ª). Dalla zona della stazione ai centri della malamovida, lì è il problema. I numeri lo ribadiscono.

Il quadro cambia in meglio partendo da affari e lavoro, settore in cui Pisa si distingue per un 10º posto relativo al tasso di disoccupazione, confermando come il posto fisso derivante dai grandi servizi (università, ricerca, sanità) garantisca uno stipendio ad ampie fasce della popolazione, facendo avvertire meno il peso della crisi. Fa da contraltare la 97ª posizione per il gap retributivo di genere, ovvero la differenza tra quanto percepito dagli uomini e dalle donne.

Riguardo alla diffusione della ricchezza (“ricchezza e consumi”) il territorio torna a metà classifica: il posto fisso dà tranquillità, ma permette fino ad un certo punto di mettere da parte qualcosa, da qui nessuna posizione particolare alle voci depositi pro capite (60º posto) e Pil pro capite (33º). Il settore cultura e tempo libero vede la provincia in buona posizione (19ª), ma senza acuti.

Pisa si difende discretamente anche per ambiente e servizi (34º posto), soprattutto grazie alla 9ª posizione come smart city. L’indice “Icityrate” del Forum Pa misura le città più intelligenti, ovvero più vicine ai bisogni dei cittadini: dalla ricerca emerge l’eccellenza nell’istruzione. Ma quanto questa eccellenza si trasferisce nella società e nell’economia? Non molto, visto che il territorio non occupa una posizione significativa (29ª) a livello di start up innovative. E nemmeno, aspetto ancor più rilevante, per il numero di laureati rispetto alla provincia di residenza (51ª), per un 55º posto complessivo al capitolo demografia e società. —



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