Gioco
«Giusto far lavorare come custodi i baby calciatori dopo i vandalismi»
Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione allenatori, approva la decisione del Fornacette Casarosa
FORNACETTE. Un caso che farà discutere, quello con al centro la società di calcio del Fornacette Casarosa che ha deciso di punire tre suoi giocatori della squadra Juniores con “lavori socialmente utili” all’interno degli spogliatoi, dopo che si erano resi responsabili di vandalismi dopo la partita contro il Sant’Alessio a Carignano, in provincia di Lucca. Un mese di sospensione dalle partite ufficiali e dalle amichevoli che trascorreranno facendo le pulizie degli spogliatoi, preparando il campo per l’allenamento e consegnando e le maglie ai compagni prima delle partite e ritirandole alla fine. «Un segnale importante, perché i ragazzi hanno la capacità di comprendere gli errori. Molto più di quanto pensiamo noi adulti», ha detto il saniminatese Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione italiana allenatori, tecnico del Pontedera femminile ed ex mister di squadre professionistiche come Fiorentina, Bologna e Torino.
La decisione del presidente della società fornacettese, Luca Baldi, è arrivata dopo due riunioni. Una con la squadra, da cui sono emersi i nomi dei responsabili che hanno alzato la mano ammettendo la colpa, e l’altra con questi ultimi e i genitori. «È fondamentale aver scelto questa punizione dopo averla condivisa coi ragazzi e le loro famiglie – riprende Ulivieri – Anche a me è capitato a San Miniato, qualche anno fa, mentre partecipavo a un campus per giovani calciatori. In un caso, un bambino di 9 anni venne maltrattato da un compagno. Così decisi di fare una sorta di processo negli spogliatoi e vissi una situazione eccezionale. I bambini si divisero in accusa e difesa e, alla fine, lo condannarono con la condizionale. Se lo avesse rifatto, lo avrebbero buttato fuori dalla squadra».
Ma c’è anche un altro episodio citato da Ulivieri: «Sempre a San Miniato, un bimbo veniva preso in giro per via del lavoro che faceva il padre, il poliziotto. Allora chiesi ad alcuni agenti di venire a parlare alla squadra per far comprendere l’importanza di quello che facevano. E devo dire che la lezione ebbe effetti molto positivi».
«Con questa decisione voglio far tacere tutti quei moralisti che hanno espresso commetti sui social network nei confronti di questi ragazzi – spiega Baldi – facendoli passare da dei mostri. In realtà si sono mostrati molto maturi, ammettendo la propria colpa. Ma voglio anche ribadire sempre di più l’impegno della nostra società nel difficile compito di formare uomini prima che dei giocatori. Una normale punizione sarebbe stata troppo facile. Invece abbiamo ritenuto giusto far vivere loro un’esperienza diversa, per reintegrarli più motivati successivamente». —
A.Q.
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