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Entro diciotto mesi chiusura definitiva del campo rom

Provvedimento della giunta di Pisa: ci muoveremo con interventi assistenziali, rimpatri assistiti  e riqualificazione dell’area

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OSPEDALETTO. Diciotto mesi di tempo per la chiusura definitiva del campo rom di via Maggiore di Oratoio, ad Ospedaletto. L’obiettivo è stato dichiarato ufficialmente dalla giunta comunale di Pisa. È scritto in modo netto nell’atto approvato a Palazzo Gambacorti in cui si delibera «che le attività delle Direzioni comunali competenti siano rivolte a perseguire l’obiettivo di giungere alla definitiva chiusura dell’insediamento abusivo di via Maggiore di Oratoio entro 18 mesi, attraverso azioni che comportino la progressiva diminuzione dei dimoranti nell’area e la contestuale rimozione delle strutture abusive presenti».

Un obiettivo che fa parte del programma di mandato del sindaco Michele Conti. E che mette insieme tutte le premesse che hanno portato a questa decisione. L’insediamento di Ospedaletto viene descritto così: «Non autorizzato, di grandi dimensioni, costituito da baracche fatiscenti, con caratteristiche non idonee all’abitare umano, privo di servizi igienici e forniture». Le conseguenze? «Inquinamento ed abbandono di rifiuti, periodica e ricorrente occlusione del fosso di via Maggiore di Oratoio». Inoltre, trattandosi di «un contesto non idoneo all’abitare per l’assenza di strutture e servizi, produce continue tensioni sociali con le attività produttive che si trovano nelle immediate vicinanze e che infatti da anni lamentano l’assenza di interventi risolutivi che sottraggano l’area alla palese situazione di degrado». Uno quadro che «costituisce fattore di marginalità ed esclusione sociale per coloro che dimorano abusivamente nell’area».

Così, per «perseguire il bene pubblico della sicurezza urbana», la giunta ritiene che «si debba procedere alla definitiva chiusura dell’insediamento ed alla riqualificazione dell’area, in maniera da garantirne la fruibilità alla cittadinanza, da sottrarla al degrado e consentire l’attivazione di processi di inclusione sociale per coloro che si renderanno disponibili». —

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