Attenzione
«Ora è il momento di parlare e dire la verità su Lele»
L’appello della mamma di Scieri ai commilitoni che nell’agosto 1999 erano alla Gamerra «È passato tanto tempo, ma è possibile dare un contributo»
PISA. «Chi sa parli. Dopo tanto tempo ora hanno la possibilità di dire quello che allora non hanno potuto o voluto rivelare».
Ospite della trasmissione “Chi l’ha visto?”, Isabella Guarino ha rinnovato il suo appello per un contributo di verità sulla morte del figlio, il parà di 26 anni Emanuele Scieri, trovato cadavere il 16 agosto 1999 nella caserma Gamerra.
Al fianco della mamma di Lele, la presidente della commissione parlamentare d’inchiesta, Sofia Amoddio (Pd) a cui va il merito di aver trovato spunti e riscontri per far riaprire l’inchiesta alla Procura pisana.
«Per noi Scieri è stato prima picchiato e poi lasciato morire dopo averne provocato la caduta dalla scala» ha ribadito l’esponente democratica. Il contesto è quello del nonnismo. La nota con i giorni di consegna a carico di Panella per violenze contro le reclute ne sono un preludio.
Nel corso del programma sono stati mandati in onda alcuni file audio, già riportati nei contenuti su carta e online dal Tirreno, di intercettazioni ambientali in cui Alessandro Panella, uno dei tre indagati per omicidio volontario in concorso, parla con i suoi familiari.
Dal primo agosto è ai domiciliari per pericolo di fuga e possibile inquinamento delle prove.
Gli altri sono Luigi Zabara e Andrea Antico. I passaggi già noti: «Eh, ma su sta cosa mi sa che ce moro in galera, se davvero riescono ad incastramme...» E poi, oltre all’intercettazioni in cui dice di voler rinunciare alla nazionalità italiana a favore di quella americana, c’è l’elemento degli anfibi. Quelli originali buttati una settimana prima del sequestro da parte della polizia che ne prende un paio nuovi. Panella rassicura il fratello che si mostra soddisfatto: «Che culo. C'è scritto che è stato preso a calci..., mica l'hai preso a bascate...». —
P.B.
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