Sicurezza
«Ci uccidano pure ma noi moriremo con la spada in mano»
Martignoni, sindaco di Pomarance, sul taglio agli incentivi: il governo venga a conoscere un settore unico al mondo
POMARANCE. «Stiamo subendo un attacco senza precedenti. È giusto che la gente scenda in piazza. Significa che ha recepito la richiesta di aiuto arrivata dalle istituzioni».
Il sindaco di Pomarance, Loris Martignoni, è sempre stato tra i protagonisti della geotermia in Valdicecina, sia quando c’era da costruire progetti per il territorio, sia nelle situazioni di tensione con la principale società del settore. Del resto, questa è la sua materia, visto che ha lavorato per anni in Enel. Ma ora che sente avvicinarsi il pericolo dovuto ai tagli degli incentivi per “il vapore”, si avverte un certo nervosismo. «Vorrei solo che rappresentanti del governo venissero a vedere cos’è davvero la geotermia, che ci confrontassimo su argomenti come la sostenibilità ambientale. Poi se vogliono ucciderci, lo facciano pure. Ma sappiano che noi moriremo con la spada in mano».
Parole dure le sue. Siamo davvero a un punto di non ritorno?
«Spero di no, ma la sensazione che abbiamo è di un attacco vero e proprio senza approfondire la situazione».
Perché secondo lei?
«C’è qualcuno al governo che sta dando retta a comitati che promettono loro voti. Ma in questa partita c’è il futuro della Valdicecina, come quello dell’Amiata e della parte del Senese che vive di geotermia. Non si può scherzare o prendere le cose alla leggera».
Come si esce da questa situazione?
«Credo che, da parte nostra, occorra lavorare per diffondere i motivi per i quali riteniamo la geotermia un’energia prodotta da fonti rinnovabili e, quindi, meritevole di incentivi. Poi bisognerebbe che esponenti del ministero dello sviluppo economico, da cui è partita questa vicenda con la bozza di decreto, ascoltassero anche il nostro territorio. Non possono limitarsi ad ascoltare chi dimostra di pensarla come loro. Devono sentire anche le ragioni della nostra gente».
La mobilitazione di sabato può essere un mezzo per farsi sentire a Roma?
«Me lo auguro, quella a Larderello è una manifestazione nata dalla società civile e dai cittadini. Una iniziativa partita da chi su questi territori vive ogni giorno e che vuole dimostrare che la geotermia non è un affare per pochi, ma coinvolge tutti».
Obiettivamente, dal governo non sembrano esserci tante aperture per l’inizio di un dialogo concreto.
«In effetti non ce ne sono. Il sottosegretario al ministero dello sviluppo economico, Davide Crippa, ha detto che la geotermia sarà protagonista di un altro decreto, il Fer2. A questo, però, occorre rispondere. Perché la questione non è rimandabile. Con questi chiari di luna, in fatto di economia, promettere un secondo decreto è quantomeno azzardato. Non si sa quando e se verrà fatto, ma soprattutto se ci saranno le coperture finanziarie».
E quindi?
«Credo che la soluzione sia di aprire un tavolo tra il mondo geotermico e il governo, in cui si analizzino tutti gli aspetti. Con l’ultimo decreto si dice che la geotermia deve camminare da sola. Anche noi vorremmo questo, ma si tratta di un campo non ancora maturo per rinunciare agli incentivi. Non si può bloccare la sperimentazione, perché si stopperebbe un settore italiano che ha insegnato al mondo a lavorare e che ha grandi margini di crescita».
Non è un compito semplice il vostro.
«Sappiamo che non sarà facile. Ma continueremo a chiedere che da Roma vengano a vedere con i loro occhi cos’è la geotermia, oltre a concederci un dialogo per il ripristino degli incentivi. E stiano certi: non ci fermeremo fino a quando non ci avranno ascoltato». –
Andreas Quirici
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