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1968, anno rivoluzionario Il Tirreno lo raccontò così

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1968, anno rivoluzionario Il Tirreno lo raccontò così

Presentata la mostra con le pagine del quotidiano voluta da Bibliolandia e Arci Fabrizio Brancoli, vicedirettore: «All’epoca il nostro giornale era già glocal»

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PONTEDERA

Dopo Pontedera, dove sarà possibile visitarla gratuitamente anche oggi, farà tappa nei circoli Arci di La Rotta, Buti e Lari la mostra “Il ’68 raccontato da Il Tirreno”, realizzata da Bibliolandia con la collaborazione di Arci Valdera. Una mostra itinerante che riassume con una serie di pannelli – su cui sono riprodotte prime pagine dell’allora “Il Telegrafo”, oggi “Il Tirreno” – i principali avvenimenti di quell’anno epocale, il ’68 appunto.

La presentazione c’è stata ieri pomeriggio nella sala Carpi di via Valtriani, presenti i curatori, il vicedirettore de “Il Tirreno” Fabrizio Brancoli e Carla Cocilova dell’Arci.

«La Rete documentaria Bibliolandia – ha spiegato Roberto Cerri, direttore della biblioteca Gronchi e ideatore del progetto – produce annualmente una mostra a carattere didattico per valorizzare la documentazione storica, promuovere l’uso degli archivi e coltivare la memoria pubblica. Quest’anno il gruppo di lavoro della Rete ha deciso di elaborare una mostra sull’anno 1968 utilizzando una fonte documentaria speciale: le prime pagine de ”Il Tirreno” che all’epoca si chiamava “Il Telegrafo”».

«La decisione di raccontare un insieme di eventi così complessi attraverso un quotidiano – prosegue Cerri – è legata ad alcuni fattori: il tipo di pubblico a cui vogliamo rivolgerci, ovvero il mondo degli studenti di scuola superiore da una parte e gli utenti dei circoli territoriali dall’altra; la necessità di partire da fonti sintetiche rispetto alla complessità del macrofenomeno da descrivere: sotto la voce ’68 sono compresi moltissimi fatti di cronaca, tanti commenti, una miriade di interazioni; l’esigenza di collegare eventi locali, vicende nazionali e fatti internazionali nella stessa fonte».

Le prime pagine del quotidiano (digitalizzate dalla Biblioteca Labronica di Livorno, «che ringraziamo pubblicamente per avercele messe a disposizione, così come ringraziamo “Il Tirreno” di avercene consentito l’utilizzo») si prestano perfettamente a raggiungere i tre obiettivi indicati sopra.

Su circa 360 prime pagine è stata effettuata così una scelta degli avvenimenti più significativi e con un sistema di colori è stata impostata una lettura suggerita del corso degli eventi, accompagnata da note di integrazione e commento.

La mostra verrà portata di volta in volta in scuole e circoli Arci. E proprio in questi ultimi l’anniversario del ’68 è stato molto sentito, come ha sottolineato Carla Cocilova: «Ci sono già state tante iniziative nei circoli, ma avere questo materiale, calato per di più nel contesto locale, diventa un’occasione ulteriore di dibattito, significa arricchire il lavoro di tutela della memoria. Vogliamo fare un lavoro interattivo, coinvolgendo i testimoni che raccontino come vissero quell’anno».

Oltre a Cerri, i curatori della mostra sono Roberto Boldrini, Patrizia Marchetti, Andrea Brotini, Maria Chiara Panesi, Massimiliano Bertelli e Claudia Salvadori (quest’ultima, nell’intervento di ieri, si è soffermata sulla rivolta degli studenti).

Brancoli, vicedirettore de “Il Tirreno”, ha ringraziato gli organizzatori della mostra e sottolineato come, guardando le prime pagine dell’allora “Il Telegrafo”, si capisca come il quotidiano livornese (oggi “Il Tirreno”) fosse già “glocal” all’epoca. E mettesse in evidenza, «con la stessa dignità», eventi internazionali, vicende italiane e fatti locali. —

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