Toscana
Gli inquirenti: venerdì ha ucciso l’amico sabato è andato a sparare al poligono
Danny Scotto l’avrebbe fatto per invalidare l’eventuale prova del guanto di paraffina, oggi è prevista l’udienza di convalida
MONTOPOLI VALDARNO
Un odio covato da tempo. Danny Scotto, 27 anni, operaio agricolo di Chiesina Uzzanese, aveva un rapporto di affetto e odio nei confronti di Giuseppe Marchesano, suo coetaneo, operaio, trovato crivellato dai colpi di una pistola, nella sua piccola casa a Casteldelbosco, quasi una settimana fa.
Scotto si trova in carcere a Pisa, dove oggi ci sarà l’udienza di convalida del fermo disposto dalla Procura e l’interrogatorio dell’indagato ritenuto responsabile dell’uccisione di Marchesano. Mentre ci si chiede il significato di quei pantaloni abbassati alla vittima trovata in un lago di sangue sul divano di casa, emergono altri particolari sulla storia.
Scotto è accusato di avere sparato all’amico la sera di venerdì 9 e di essersi poi allontanato dal luogo del delitto pensando di non avere lasciato alcuna traccia.
Invece quel pomeriggio il pick-up intestato al nonno e in uso all’indagato è stato immortalato dalle telecamere della rete civica a Pontincelli di Santa Maria a Monte.
Il giorno successivo Scotto, stando a quanto si è appreso, si è recato al poligono di tiro nella zona di Montecatini Terme dove ha usato le armi di sua proprietà, la 357 Magnum e un fucile. In questo modo, probabilmente, il giovane intendeva rendere vano, nel caso gli inquirenti fossero arrivati a lui, ogni accertamento con il guanto di paraffina, a cui l’autorità giudiziaria avrebbe potuto sottoporlo, o sull’arma stessa.
Tanti gesti, a cominciare dal fatto che il revolver Scotto lo ha acquistato il 5 novembre, cioè pochi giorni prima dell’uccisione dell’amico, farebbero pensare che il presunto omicida in qualche modo abbia premeditato l’atto finale di un rapporto arrivato al capolinea in quanto l’amicizia tra i due uomini si era deteriorata.
«L’amicizia si è interrotta in un contesto che evidentemente non avrà convinto la persona che abbiamo fermato», ha detto il procuratore di Pisa, Alessandro Crini, la sera del fermo.
Finora l’indagato non ha mostrato cedimenti, nega ogni addebito e, di conseguenza, non si intravede neppure un possibile pentimento. Ma la Procura ritiene di avere tanti e tali elementi da poterlo inchiodare comunque alle sue responsabilità.
Confida dunque nel fatto che il gip del tribunale di Pisa, Pietro Murano, concordando con la ricostruzione effettuata da carabinieri e Procura, anche in mancanza di una confessione di Scotto, convalidi e disponga l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del giovane che, tra l’altro, quando è stato fermato aveva il passaporto in tasca.
Non può essere escluso che l’operaio agricolo, difeso dagli avvocati Chiara Gabrielli e Francesco Napolitano di Monsummano, stesse pensando di allontanarsi da casa e di fuggire addirittura all’estero. —
SABRINA CHIELLINI
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google