La manifestazione
CambiaMenti insiste: M3 dev’essere spostata
Nonostante il Tar abbia accolto il ricorso dell’azienda il comitato chiede al sindaco Gabbanini di intervenire
PONTE A EGOLA
«La sentenza con cui il Tar della Toscana ha accolto il ricorso dell’azienda M3 (che produce poliuretano espanso) contro la decisione presa a suo tempo dal Comune di San Miniato di prevedere un termine di tre anni per la delocalizzazione dell’azienda è, in modo del tutto evidente, conseguenza dell’ambiguità con cui il Comune di San Miniato ha operato fin dall’inizio».
Lo sostiene il Comitato CambiaMenti, presieduto da Federico Faraoni, che aggiunge: «La richiesta della delocalizzazione era infatti motivata non con i fattori di rischio per l’ambiente, per la salute pubblica e per l’incolumità dei cittadini, che è l’unica motivazione che può rendere legittima l’imposizione di cessare un’attività già insediata sul territorio, come dice lo stesso Tar nella sentenza, ma con ragioni di tipo urbanistico e col rinvio a un accordo di programma con la Regione Toscana per individuare una più idonea localizzazione dell’azienda».
Che fare a questo punto? «Ovviamente questa sentenza rende le cose più difficili, ma non rende meno urgente la delocalizzazione di M3: come è emerso anche all’ultima riunione della Consulta di Ponte a Egola la situazione di rischio ambientale è grave, incompatibile con le normali condizioni di un centro a destinazione residenziale, tale da rendere inattuabili iniziative, che pure noi auspichiamo e appoggiamo, come la realizzazione di un polo aggregativo delle associazioni ponteaegolesi, e va a sommarsi a un carico ambientale sulla frazione che è già molto pesante e rischia di essere ulteriormente aggravato dalla decisione di concedere l’autorizzazione all’ampliamento di Tecnoambiente».
Secono il Comitato CambiaMenti, è «ancora più urgente promuovere, come è emerso dalla riunione della consulta, una raccolta di firme, a cui siamo disponibili a fornire ogni sostegno e per la cui formulazione è necessario ridefinire, tutti insieme, la strategia per arrivare nei tempi più brevi possibili al dislocamento di M3. È indispensabile, a questo punto, porre fine ad ogni ambiguità e se la Regione ha la possibilità di favorire, in un’altra parte del territorio, una prospettiva produttiva e occupazionale a M3, lo faccia. Ma è il sindaco Vittorio Gabbanini, e solo il sindaco, in quanto principale autorità sanitaria del Comune, ad avere una competenza, che non può essere messa in discussione, sulla tutela della salute dei cittadini. Usi questa competenza per disporre l’allontanamento di M3 dall’area attualmente occupata per ragioni di rischio ambientale. Noi pensiamo che la raccolta di firme debba tenere insieme la questione dell’allontanamento di M3 e del blocco dell’ampliamento di Tecnoambiente, scegliendo giustamente di non separare due questioni che sono unificate dall’obiettivo della tutela della salute dei cittadini e della vivibilità di Ponte a Egola».
«Non c’è dubbio – conclude CambiaMenti – che queste vicende debbano portare anche a un ripensamento generale degli obiettivi e degli stessi strumenti di politica urbanistica. Dobbiamo ripensare il territorio in maniera globale in modo che si possa far dialogare in maniera sostenibile le attività industriali con i centri urbani». –
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