Il Tirreno

Pontedera

l’intervista 

«C’era già mio fratello Guido con il pugilato... si mangiava»

P. FA.
«C’era già mio fratello Guido con il pugilato... si mangiava»

«Il mio idolo era Sugar Ray Robinson e venne vedermi per iltitolo d’Europa. Quando vinsi mi venne a salutare e così fu un successo doppio»

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CASCINE di buti

Mazzinghi, perché iniziò a boxare?

«In casa già mio fratello Guido era bel campione. Ero affascinato da lui e dal mondo della boxe e poi perché col pugilato si mangiava e io volevo diventare un campione».

Cosa ricorda del suo debutto professionistico?

«Tutto. Era il 15 dicembre 1961. Il mio primo match da professionista al teatro Puccini di Firenze con Gagliardi, un ottimo pugile, io non avevo ancora una buona tecnica. Salii sul ring con lo scopo di metterlo subito ko e cominciai a menare colpi a destra e a manca per non fargli prendere fiato. Lo misi ko alla seconda ripresa e fu la mia prima vittoria».

L’emozione di diventare campione del mondo.

«Indescrivibile. Il 7 settembre 1963 allo stadio Vigorelli di Milano con Ralph Dupas; un gran campione. Avevo 25 anni ed ero il quarto campione del mondo azzurro dopo Carnera, Loi e Dagata».

Qual è stato il suo idolo?

«Sugar Ray Robinson lo veneravo, il più grande. Venne a vedermi per il titolo d'Europa a Roma contro Gonzales: vinsi alla quarta ripresa, un match fantastico. Al termine del combattimento salì sul ring e venne a complimentarsi con me, non ti dico l'emozione che provai. Quella sera avevo vinto due volte».

Su di lei sono stati scritti molti libri, l'ultimo “Mazzinghi un eroe del ’900”. Ha ancora un sogno?

«La mia vita è stata molto intensa sia sul ring che nel privata, c’è ancora tanto da raccontare, io sono sempre stato un uomo semplice con i piedi per terra. Sono amato dalla mia gente e mi rende molto felice, vorrei si realizzasse un film, prima o poi ciò avverrà». —

P. FA.



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