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cooperazione 

Senegal, conclusa la missione per aiutare i produttori locali

Esponenti dell’Unione Valdera e della Tavola della Pace hanno verificato lo stato di attuazione del microcredito finanziato dalla Regione  

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PONTEDERA

Giovanni Forte, dirigente dell’Area socioeducativa dell’Unione Valdera, e Fabrizio Tognoni, membro del Consiglio direttivo della Tavola della Pace e della Cooperazione della Valdera, si sono recati dal 12 al 18 settembre in Senegal, in rappresentanza dei rispettivi enti, nel comune di Malika, ricompreso nell’area urbana della cosiddetta grande Dakar – in cui risiedono oltre 3 milioni di persone – per verificare lo stato di attuazione del progetto di sviluppo del microcredito, finanziato dalla Regione Toscana con i fondi della cooperazione decentrata allo sviluppo. Il progetto vede l’Unione come ente capofila e la Tavola della Pace come partner, mentre la ong Fratelli dell’Uomo è l’ente attuatore, insieme alla ong senegalese Intermondes. Attraverso il progetto è stato messo a disposizione di alcune filiere di operatori locali un fondo per il microcredito; la ong Intermondes, supportata dai Fratelli dell’Uomo (nella persona di Stefano Lentati, grande conoscitore dell’Africa dell’Ovest) si è occupata di organizzare le necessarie attività formative e di coordinare il Comitato di Gestione del fondo, cui competono le decisioni circa la concessioni dei prestiti.

Nel corso del viaggio, i delegati hanno incontrato gli esponenti delle filiere produttive destinatarie dei prestiti: i piccoli agricoltori, gli allevatori di polli, le donne imprenditrici aggregate sotto l’egida della Casa della Donna, i recuperatori di materiale plastico presso la discarica di Malika. I delegati hanno anche incontrato il sindaco di Malika.

«La cosa che più mi ha impressionato – dice Forte – è stata la visita all’isola di Gorè, un lembo di terra di fronte alla città di Dakar, in cui per quasi 4 secoli sono stati ammassati gli schiavi prima di essere trasportati nelle Americhe. Entrare in quelle prigioni produce ancora oggi un senso di sgomento: si percepisce d’un tratto come la cosiddetta civiltà europea abbia depredato con la violenza il continente africano delle sue forze giovani e migliori minandone le possibilità di crescita e sviluppo. Abbiamo contratto un grande debito, mai ripagato». –



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