Gioco
Lascia la professione di avvocato e apre un negozio a Livorno
Cristina Montorzi ha deciso d’appendere la toga al chiodo «Ero stanca di clienti che se ne andavano senza pagare»
PONTEDERA
«Non ne potevo più di sentirmi dire “Grazie per ora” dai clienti che se ne andavano dal mio studio senza pagare». La voce è quella di sempre, squillante, e a tratti prende un tono ironico. Cristina Montorzi, di Pontedera, all’età di 60 anni, ha trovato il coraggio di lasciare la professione di avvocato per aprire un negozio di abbigliamento vintage a Livorno. Per lei – che è figlia di Pier Ugo, avvocato scomparso anni fa, già presidente del consiglio dell’ordine, e sorella di Mario, noto professore universitario – non deve essere stata una scelta facile.
«Era da un po’ di tempo che ci pensavo. Ho cominciato a vestirmi con abiti vintage, è nata un’amicizia con la proprietaria del negozio “Sofia” di via Roma a Pontedera – racconta – Alla fine ho deciso che mi sarebbe piaciuto mettermi in gioco con una nuova attività. Ero stanca del mio lavoro, non trovavo più quelle soddisfazioni e motivazioni che invece ho riscoperto in questi giorni, ora che abbiamo aperto il negozio a Livorno».
Le amiche e gli amici hanno gradito la novità e gli “in bocca al lupo” sinceri non sono mancati. Chi vuole incontrare Cristina può andare nel punto vendita “Sofia Vintage” a Livorno in via Buontalenti, 82. «Venite a trovarmi, ci sono tante cose interessanti, stile British. E devo dire che lavorando non mi sono mai divertita come ora. A Livorno ho trovato una bella accoglienza, anzi, come dico sempre, se i livornesi non ci fossero andrebbero inventati. E poi, bisogna ammetterlo, era diventato difficile anche fare quadrare i conti...».
Tra gli avvocati, complice la crisi, non mancano quelli, come Cristina Montorzi, che decidono appunto di appendere la toga al chiodo. «Mi cancellerò dall’ordine – aggiunge Montorzi – Ormai l’avvocato che lavora da solo non va tanto lontano, resistono alla crisi solo i grandi studi. Io mi occupavo di diritto della famiglia e lo Stato, con le nuove disposizioni in materia di separazioni e divorzio breve, fa spendere 16 euro. Perché un cittadino dovrebbe andare a pagare un avvocato quando non ci sono soldi di mezzo o bambini?». Il dado è tratto. «Non penso neppure di pentirmi. È stata una decisione ponderata. Quando l’ho comunicata a mio fratello Mario, temevo un po’ la sua reazione. Invece mi ha detto: “Ho una sorella coraggiosa”. Sì, penso di esserlo e vado avanti». –
S. C.
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