Sicurezza
Muore a soli 28 anni ucciso dalla leucemia, lascia moglie e figlio
Era di origini albanesi, viveva a Navacchio con la famiglia. Il cordoglio di quanti lo hanno aiutato durante la malattia
NAVACCHIO. È morto a soli 28 anni, ucciso dalla leucemia, Franci Coku, albanese residente a Navacchio. Una storia di grande sofferenza.
Lui e Amighera, la moglie, hanno studiato duramente, si sono impegnati con sacrificio. Lui è entrato a quattordici anni in Accademia Navale a Valona ed ha quasi conseguito la qualifica di comandante di mercantili civili, che a 26 anni lo ha portato in giro per il mondo. L’altra, una ragazza esile, ma volitiva, modesta e ricca di sapere, si è da poco laureata con lode in lingue straniere. È interprete, traduttrice: cinese, spagnolo, tedesco, francese. Hanno avuto un bambino, che è il ritratto di suo padre. Tanti i progetti per il futuro, che cullano le speranze dei due sposini. Ma ad un tratto qualcosa s’incrina, Franci non sta bene e non si capisce cosa lo tormenti. Lavora, ma si sente male. È giovane e vuole guarire in fretta per non impensierire i suoi cari e per essere un papà in forma e premuroso. Ma la situazione è sempre più ingarbugliata. Approdato in Italia, si rivolge a un pronto soccorso e da lì attraverso vari esami viene formulata una diagnosi infausta, di quelle che non perdonano. A Franci crolla il mondo: brancola nel buio, si sente perso, lotta disperatamente con tutto se stesso. Vuole vivere accanto alla sua famiglia, vuol vedere crescere il suo bambino e fino alla fine lo accompagna la speranza di potercela fare. Ma il sogno s’infrange nell’arco di dodici mesi e alla vigilia del ventottesimo compleanno il giovane chiude per sempre gli occhi. Una tragedia infinita.
A Pisa era stato preso in carico dall’Ail, che gli aveva messo a disposizione un alloggio dove è stata ospitata tutta la famiglia. La mamma era partita dall’Albania per dare sostegno economico alla famiglia.
In questi momenti di dolore profondo che attanagliano tutti, i familiari ci tengono ad estendere i loro ringraziamenti per l’assistenza, l’affetto, l’appoggio incondizionato ricevuti, all’Italia che ha accolto Franci come un figlio, all’Ail che si è messa a disposizione sotto tutti i profili, alla Misericordia, a tutti i volontari instancabili e sempre presenti, agli amici e ai conoscenti.
«Un grande abbraccio commosso e universale, indirizzato verso il cielo a Franci, un giovane uomo, che continuerà per sempre a vivere nei nostri cuori», dicono alcuni amici.
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