Il dolore
il caso
Liceo Marconi, esposto alla Procura
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La sede del liceo dichiarata inagibileL'intricata vicenda delle sedi della scuola finisce sul tavolo del magistrato dopo una segnalazione di alcuni consiglieri comunali della zona del Cuoio
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SAN MINIATO. «È stata solo mala gestione? Oppure c’è dell’altro? ». È questo in sintesi il quesito che il movimento Cinque Stelle e la consigliera Laura Cavallini hanno posto alla Procura, con un esposto presentato lo scorso 13 luglio. Sotto accusa c’è la contestata vicenda del liceo Marconi a San Donato, a partire dalla decisione di abbandonare la sede di via Catena, nell’estate 2008, fino alla sospensione delle lezioni nell’ottobre 2016 per l’inagibilità dell’immobile di San Donato. Passaggi pochi chiari secondo i firmatari dell’esposto: la consigliera Cavallini della lista Immagina San Miniato, insieme ai consiglieri 5 Stelle Chiara Benvenuti di San Miniato, Luca Mazzantini di Santa Croce, Cristina De Monte e Luca Trassinelli di Castelfranco.
«Interrogativi che le opposizioni hanno posto e continuano a porsi – dicono – visto che le risposte fornite dagli amministratori provinciali e comunali sono state spesso prive di logica e nel tempo contraddittorie». Da qui la decisione di portare la questione in Procura, partendo addirittura dal 2002, quando uno studio della facoltà di ingegneria di Pisa sul liceo di via Catena concludeva di «non ravvisare gli estremi per provvedimenti urgenti di interdizione, non avendo constatato situazioni di criticità». Diverse, invece, le conclusioni dello studio Aice di San Giuliano del 2007, in cui si suggeriva la demolizione e ricostruzione della scuola di via Catena, prevedendo «un nuovo immobile da 4. 500 metri quadri per 5milioni 850mila euro, oltre a 200mila euro per la demolizione del vecchio edificio».
Così, nell’estate 2008, veniva comunicato che il liceo sarebbe stato trasferito a San Donato, «in via provvisoria – ricorda l’esposto – in un immobile da 3709 metri quadri preso in affitto per 455mila euro l’anno, oltre le spese di adeguamento (320mila), con opzione di acquisto al prezzo di 5milioni e 900mila euro».
«Perché – si chiedono i promotori dell’esposto – invece di recuperare un immobile di 4500 metri quadri al costo di 5.850.000 euro si è preferito alla fine acquistarne uno da 3709 al prezzo di 5.900.000? E perché la storica struttura di via Catena è stata lasciata per dieci anni in abbandono?». Domande che si aggiungono a quelle più recenti successive all’abbandono di San Donato. «Perché lo studio Archea – dicono i firmatari –, nell’analisi del 2016 sui siti candidati alla costruzione del nuovo liceo, non ha inserito fra le variabili la vocazione archeologica e la pericolosità alluvionale di Fontevivo?».
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