La protesta
Latitante scoperto dopo la lite in famiglia
L’uomo era ricercato in Romania dove deve scontare una condanna a sei anni A Pontedera aveva cambiato nome: sorpreso dopo giorni nascosto nell’armadio
PONTEDERA
Per anni ha abitato a Pontedera senza dare nell’occhio sapendo che se fosse tornato nel suo paese d’origine, la Romania, sarebbe finito in carcere perché rimasto coinvolto in una frode informatica. E così Cornel Stroilà, questo il vero nome del 35enne ora finito in carcere, si era scelto un nome diverso, Nicolae Ciobanu, con il quale si era registrato all’anagrafe comunale e aveva ottenuto la residenza. Tenendo un profilo basso si era mantenuto fuori dai guai. Ma poi la gelosia, in particolare una lite con la compagna che il 35enne aveva aggredito in casa, ha messo la polizia sulle sue tracce. E il latitante è finito al Don Bosco.
La storia è iniziata il 19 agosto quando una volante del Commissariato era stata inviata in un’abitazione al Romito per una lite in famiglia. Una donna romena di circa 30 anni con una bimba di 4, raccontò agli agenti di avere avuto una discussione animata con il padre della bimba che l’aveva anche picchiata.
L’uomo si era dileguato dopo l’aggressione e la donna, pur essendo ferita, si era rifiutata di andare all’ospedale e di denunciarlo. Prima di andar via, la pattuglia aveva preso gli estremi dei documenti di entrambi. Qualcosa non tornava: in ufficio, un’attenta verifica dei codici di identificazione della carta di identità romena dell’uomo, hanno poi permesso di scoprire che il suoi documenti erano falsi. Il padre manesco aveva cambiato le proprie generalità per sottrarsi a un mandato di cattura internazionale emesso dall’autorità giudiziaria romena perché condannato a 6 anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata alla frode informatica, perché facente parte di una banda che contraffaceva carte di credito. Probabilmente sapeva anche taroccare i documenti e, cambiando nome, l’uomo era scappato in Italia dove si era rifatto un’altra vita restando nell’anonimato.
«Iniziate le ricerche anche tramite le sue utenze cellulari e l’eventuale uso di carte di credito, sospettando di essere stato scoperto, il latitante non era tornato più nella sua abitazione, eludendo gli appostamenti della polizia che dal giorno successivo erano stati predisposti», ha spiegato il dirigente del commissariato, Luigi Fezza.
Ma non poteva durare a lungo così. Il padre, infatti, è tornato a casa per prendere le sue cose e salutare la figlia. Ad attenderlo – ma lui non poteva immaginarlo – c’era anche la polizia.
È stata fatta irruzione nell’appartamento: l’uomo era nascosto nell’armadio, in camera della figlia, accovacciato dietro i vestiti ed è stato tratto in arresto oltre che per i reati per i quali era ricercato anche per la contraffazione del documento di identità romeno. A quel punto l’uomo è stato trasferito in carcere a Pisa, a disposizione della Corte d’Appello di Firenze per la successiva estradizione in Romania.
Verranno avviate anche le procedure per la cancellazione all’anagrafe comunale della persona. Del resto Stroilà per chiedere l’iscrizione aveva presentato il documento di identità falso. –
S. C.
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