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il caso 

Tinaia, l’ispezione trovò problemi anche a maggio

SABRINA CHIELLINI
Tinaia, l’ispezione trovò problemi anche a maggio

Già allora era chiaro che la situazione igienica nel centro d’accoglienza ora chiuso era insostenibile, tanto che la prefettura aveva invitato il gestore a dismetterla

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CASCINA

La chiusura del centro di accoglienza per migranti allestito all’interno dell’agriturismo “La Tinaia” è stata immediata dopo la protesta dei profughi e i controlli di vigili del fuoco, Usl e operatori del Comune. La convenzione è dunque sospesa e i 41 migranti che sono stati traslocati dalla Croce Rossa, dopo avere occupato il centro e protestato per le condizioni igienico-sanitarie in cui erano costretti a vivere, sono stati distribuiti sul territorio della provincia, nella zona del Valdarno, a Pontedera e Ponsacco (dove la società “Oltreilmare” di Cesare Merciai gestisce un ex hotel con altri profughi), a Volterra, San Giuliano Terme e Casciana Terme Lari, in base ai posti disponibili nelle strutture già destinate all’accoglienza.

Ma ormai da tempo a vari livelli istituzionali era chiaro che all’interno dell’agriturismo c’era una situazione non più accettabile. Un sopralluogo degli ispettori ministeriali, nel maggio scorso, aveva già indotto la prefettura a chiedere a Merciai di chiudere la struttura, adibita a centro di accoglienza straordinaria. Gli stessi problemi venuti clamorosamente alla luce oggi erano emersi dopo le ispezioni, volte a controllare il rispetto della convenzione firmata con la prefettura stessa dal legale rappresentante della “Oltreilmare”, del settembre e del novembre 2017.

Un anno fa circa la sindaca leghista Susanna Ceccardi aveva inviato un esposto alla Procura di Pisa. Il Comune sostiene – oggi come allora – che il gestore per aggiudicarsi il bando sull’accoglienza potrebbe avere firmato dichiarazioni che non corrispondono alla reale situazione e, soprattutto, avrebbe attestato che l’immobile era in regola dal punto di vista edilizio, anche se di fatto per il Comune, che su questi temi ha emesso ordinanze e contestazioni specifiche (ancora pendenti al Tar), non era così.

La Procura aveva delegato i carabinieri di Cascina ad acquisire una serie di atti sulla Tinaia, iniziando così accertamenti il cui esito al momento non è noto. Gli ultimi fatti potrebbero indurre a verificare non solo le procedure dell’affidamento, ma anche se sono stati effettivamente erogati i servizi della convenzione stessa che porta nelle tasche della società “Oltreilmare” 35 euro al giorno per ogni migrante.

Ora i vigili del fuoco hanno messo di nuovo nero su bianco che «non ci sono le condizioni per l’esercizio in sicurezza della struttura». E l’Asl ha proposto la sospensione dell’attività del Cas fino al ripristino delle condizioni igieniche». Di conseguenza la prefettura, che già era intervenuta per sanzionare il gestore, tenuto conto delle ripetute violazioni degli obblighi contrattuali, ha disposto con urgenza la chiusura.

Cosa succederà nei prossimi giorni? La politica invita il Comune amministrato dal centrodestra con sindaca leghista a fare la propria parte sui temi dell’accoglienza.

«Da quanto noi ne sappiamo si tratta di una chiusura temporanea, dettata dai problemi igienici che sono stati riscontrati – fa notare Antonio Cerrai, presidente della Croce Rossa – non di una revoca della convenzione».

Ma il destino dei Cas in questa fase politica sembra segnato e il modello che la Toscana auspica è quello dell’accoglienza diffusa, per piccoli gruppi. –

SABRINA CHIELLINI



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