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Amaddio Caponi, sanminiatese ucciso nella caccia agli italiani

Giacomo Pelfer
Il sindaco Gabbanini con Marino Caponi, nipote di Amaddio
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Il sindaco Gabbanini con Marino Caponi, nipote di Amaddio

Nel 1893 trovò la morte ad Aigues-Mortes: la sua vicenda riemerge dall’oblio grazie allo scrittore Enzo Barnabà e alle ricerche del giornalista Fabrizio Mandorlini e del consigliere comunale Michele Fiaschi

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SAN MINIATO. Marino Caponi, 96 anni, da una vita a San Miniato Basso, non sapeva nulla del destino capitato al nonno paterno, Amaddio Caponi. Sapeva che era emigrato in Francia in cerca di lavoro, prima che lui nascesse, ma nessuno della famiglia ne aveva più avuto notizie. La sua, invece, è una di quelle vicende che d’improvviso saltano fuori dall’oblio della storia, grazie a una serie di fortunate coincidenze, ma soprattutto per la tenacia di chi ha voglia di raccontarle. 
 
Amaddio Caponi, infatti, fu una delle dieci vittime della rappresaglia antitaliana che nel 1893 insanguinò le strade di Aigues-Mortes, la cittadina della Camargue oggi meta di tanti turisti italiani, ma all’epoca luogo di emigrazione per i nostri connazionali in cerca di lavoro nella saline. Un lavoro che, a detta dei francesi del tempo, gli italiani venivano a “rubare” alla popolazione locale, alimentando una rabbia che il 17 agosto 1893 si trasformò in massacro: una folla armata di fucili e bastoni dette vita ad una vera e propria caccia all’italiano, provocando centinaia di feriti e una decina di morti. Caponi, pestato a sangue, riuscì a fuggire in treno e a raggiungere Ventimiglia, dove morì pochi giorni dopo in ospedale per le ferite riportate. 
 
Nonostante le cronache del tempo, con tanto di articoli sulla stampa internazionale, il ricordo di quei fatti è rimasto sconosciuto fino a poco tempo fa. Fino a quando lo scrittore ligure Enzo Barnabà non ha pubblicato il libro “Morte agli italiani. Il massacro di Aigues-Mortes”, ricostruendo una vicenda che il Comune francese, per la prima volta dopo 125 anni, ha deciso di commemorare con l’apposizione di una targa e una cerimonia il prossimo venerdì (nell’anniversario del massacro), cerimonia cui sono stati invitati i 10 Comuni d’origine delle vittime. 
 
Così, pochi mesi fa, sulla scrivania del sindaco Vittorio Gabbanini è arrivato l’invito del collega di Aigues-Mortes. Da allora sono stati il giornalista Fabrizio Mandorlini e il consigliere comunale Michele Fiaschi, contattati da Barnabà attraverso l’Anpi, a scoprire che un nipote di Amaddio, Marino, era ancora in vita e residente a San Miniato Basso. 
 
«Abbiamo fatto ricerche negli archivi e attraverso l’anagrafe comunale – raccontano – per cercare di capire se vi erano dei parenti, fino a che non abbiamo trovato i discendenti di Caponi». 
 
A luglio, durante la visita per i 70 anni di matrimonio di Marino, è stato il sindaco Gabbanini a rivelare all’anziano la triste storia del nonno. «Una storia incredibilmente attuale, su cui è giusto riflettere anche oggi», afferma il sindaco Gabbanini che, la prossima settimana, sarà in Francia insieme all’assessore Gianluca Bertini per portare una corona d’alloro di fronte al municipio di Aigues-Mortes. 
 

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