Sicurezza
Medico aggredito prima di visitare il paziente
Per conto dell’Inps doveva controllare le condizioni di un lavoratore in malattia. «Lui e la compagna mi hanno pestato»
PISA
Aveva suonato quel campanello più volte solo per fare il suo lavoro.
Dall’altra parte, in casa, quel gesto è stato interpretato come un’invasione molesta in un sabato mattina di agosto con la calura a far sbarellare delicati equilibri mentali.
È successo che un medico fiscale dell’Inps abbia iniziato la giornata facendo il suo mestiere per poi finirla al pronto soccorso dopo essere stato aggredito da una coppia. Che, per pareggiare i conti in una vicenda che avrà uno strascico legale, si è presentata in ospedale lamentando di aver subìto l’assalto del professionista.
Pino Balestra, 67 anni e da 30 per conto dell’Inps visita a domicilio i lavoratori in malattia, è il bersaglio di un’aggressione che lo ha lasciato senza parole. E con tanta amarezza in corpo. Vive a Cascina, è molto conosciuto anche a Pisa e il suo lavoro lo porta in tutta la provincia, con particolare riguardo alla Valdera. L’episodio è avvenuto ieri mattina in via De Gasperi a Castelfranco di Sotto.
Dottor Balestra come sta?
«Sono ancora sotto choc (raggiungiamo il medico nel primo pomeriggio al pronto soccorso di Pontedera, ndr) e agitato per una cosa davvero inaspettata e grave».
Cosa è successo esattamente?
«Era la seconda visita della mattinata. Alle 11,55 mi sono presentato all’indirizzo fornito dall’Inps per una visita fiscale a un lavoratore dipendente richiesta dal titolare dell’azienda. Ho suonato il campanello. A volte si sente che funziona. Non l’ho sentito. E allora ho premuto altre due, tre volte. Una voce femminile dal citofono mi ha chiesto chi ero. Ho risposto che ero il medico dell’Inps. E la reazione è stata immediata: “Lei è un gran maleducato. Comunque dico al mio compagno che è qui e le apro”. Capita di non essere accolti bene nel nostro lavoro. E così senza grandi preoccupazioni sono entrato nel condominio».
Quando le hanno aperto la porta cosa è accaduto?
«Mi hanno aggredito verbalmente. Sia la persona che mi aveva risposto al citofono, che si è definita transessuale, sia il giovane albanese suo compagno che avrei dovuto visitare. Non smettevano di inveire. “Che c...o vuoi”, “vattene” ripetevano. Davanti a quell’ostilità ho preferito andarmene».
E l’aggressione quando è avvenuta?
«Stavo scendendo le scale quando l’albanese mi ha superato sbarrandomi la strada. Non mi faceva passare. Poi è arrivata anche la transessuale che mi si è buttata addosso, scaraventandomi a terra. Mi hanno riempito di pugni, schiaffi e calci. Ero paralizzato, non riuscivo a capire se fosse la realtà o un film».
Quanto è durata l’aggressione?
«Lunghissimi secondi. Sono scappato in strada. Ho chiesto aiuto. Sono arrivati i vigili urbani e anche un’ambulanza perché non stavo bene. Nonostante gli agenti quei due hanno continuato a insultarmi. La transessuale mi ha raggiunto dentro l’ambulanza per sputarmi in faccia. È gente senza scrupoli».
Intende denunciarli?
«Lunedì (domani) vado dal mio avvocato per scrivere la querela». —
PIETRO BARGHIGIANI
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