Il Tirreno

Pontedera

sipario tra storie e aneddoti  

Quando Pini rifiutò il Napoli «Mio figlio deve studiare»

Andreas Quirici
Quando Pini rifiutò il Napoli «Mio figlio deve studiare»

La storia della bandiera granata (presente in sala) è stata tra le protagoniste della serata finale della mostra “Tutte le maglie del mondo” al Palp di Pontedera

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PONTEDERA

Un viaggio nel tempo e nello spazio di un gioco, quello del calcio. Con narrazioni diverse e punti di vista personali di sei giornalisti in versione storyteller per chiudere la mostra “Tutte le maglie del mondo” al Palp di Palazzo Pretorio. Vite calcistiche, storie sociali, casi umani e dolci ricordi di uno sport che lancia messaggi – ha detto il vicedirettore del Tirreno Fabrizio Brancoli – «non solo perché lo si pratica, ma anche perché lo si racconta».

Come per Piombino e il suo glorioso stadio, il Magona, raccontato dal redattore Alessandro De Gregori: «Serviva un intervento che né la società, né il Comune erano in grado di fare. È nato un comitato e da lì, dalla gengte, sono partiti i lavori. Un movimento popolare eccezionale».

Ogni narratore ha mostrato una maglia. De Gregorio quella del Piombino, Roberto Grazzini, collaboratore del nostro giornale a Montecatini Terme, ha mostrato anche i calzini della Nazionale Juniores indossati da Massimo Cardelli, montecatinese che debuttò nell’Empoli a 18 anni: «L’Empoli giocò a Montecatini la partita di Coppa Italia con l’Avellino. Seimila paganti, Cardelli marcava l’argentino Ramon Diaz che lo scherzò un paio di volte. Alla terza rimediò un colpo da Massimo che fece fare un’ovazione a tutto lo stadio».

Poi il racconto del collaboratore del Tirreno di Viareggio, Simone Pierotti sull’ungherese Gyula Visnyei che nel 1969 giocò la Coppa Carnevale riuscendo a fuggire negli Stati Uniti, grazie a un amico americano: «Trovarono la complicità di un custode del campo di Pistoia, democristiano, che lasciò l’ingresso socchiuso».

Le maglie delle glorie del Livorno, Igor Protti e Cristiano Lucarelli, hanno introdotto il racconto del cronista di stampa e tv Fabrizio Pucci che ha ricordato il viaggio di ritorno dalla trasferta di Uefa a Belgrado: «L’aereo aveva problemi e fummo costretti a un atterraggio d’emergenza a Pisa. Cristiano disse: “Pilota, voglio mori’ da eroe... mira la Torre!”».

Qualcuno giocava... in casa. Tommaso Silvi, pontederese, redattore del Tirreno di Lucca, ha raccontato la storia di Piergiorgio Pini, con oltre 300 presenze in granata e un rifiuto al Napoli. «Giocava nella Stella Azzurra e partecipò al ritiro in Garfagnana, dove si stava preparando anche il Napoli. I partenopei chiesero alcuni ragazzi per una partitella. Pini fu scelto e si mise in mostra. Dopo qualche tempo il Napoli gli offrì il trasferimento in Campania. Ma il babbo disse di no, perché suo figlio doveva cominciare le superiori e lo avrebbe fatto a Pontedera». In sala e visibilmente commosso, Piergiorgio Pini non aveva maglie da prestare a Tommaso per la notte del Palp. «Non le ha con sé. Le ha messe sulla bara del cognato, Giuliano Deri, al quale aveva preso il posto da giovanissimo nella prima squadra del Pontedera. Perché quelle divise le aveva indossate anche grazie a lui», ha raccontato Silvi.

Romano Taccola e la maglia del Prato sono stati al centro del racconto di Paolo Toccafondi, caposervizio, uno dei responsabili dell’edizione web del nostro giornale. Dalle presenze contestate a Livorno del centravanti originario di una famiglia fascista alla foto che custodiva nel portafogli: la foto di un gol sbagliato. «Perché quel tiro fu neutralizzato dal leggendario portiere Lev Yashin». E poi gli intrecci tra Prato e il calcio, dove sono nati tre grandi campioni, Paolo Rossi, Christian Vieri e Diamanti. —

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