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«Prigionieri dei rumori della conceria, ora basta»

Giacomo Pelfer
«Prigionieri dei rumori della conceria, ora basta»

Protestano tre famiglie che abitano in via San Tommaso a Santa Croce sull’Arno Ma l’azienda ribatte: «Abbiamo sempre fatto il possibile per limitare i disagi»

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Santa Crice

In casa della famiglia Caioli il condizionatore funziona a pieno ritmo, senza soste. Per difendersi dal caldo di questi giorni, certo, «ma anche perché aprire le finestre – dicono – è diventato di fatto impossibile». Colpa del rumore proveniente dalla vicina conceria Superior, in via San Tommaso a Santa Croce, una delle ultime aziende rimaste a ridosso del centro abitato, a pochi passi dalle case costruite lungo il suo perimetro. Da qui la protesta degli abitanti, con tanto di lettera inviata in questi giorni all’Arpat, per lamentare «una situazione che da anni – spiegano – ha passato ogni limite, soprattutto da quando nel 2012 l’azienda ha avuto i permessi per incrementare la propria capacità produttiva, nonostante si trovi a 100 metri da una scuola, da una chiesa e dalla stazione dei carabinieri».

A dirlo sono le famiglie di Marcello Caioli, Sauro Caioli e Alfredo Vanni, residenti ai civici 78, 80 e 82 di via San Tommaso, i cui ingressi si trovano proprio lungo il perimetro laterale dell’azienda.

«Nessuno ha mai preteso che la conceria si trasferisse – osservano – ma visto il contesto in cui si trova ci aspettavamo che continuasse a lavorare solo nelle classiche 8 ore dal lunedì al venerdì. Invece i rumori si protraggono fino in piena notte e senza alcuna sosta, neppure il sabato e la domenica».

Un problema che le famiglie hanno segnalato più volte all’Arpat, tornata sul posto anche un anno fa per verificare la situazione. «Nell’ultima rilevazione – dicono i cittadini – ci è stato risposto che il rumore supera il limite di legge, ma dentro un intervallo di incertezza: una frase che di fatto non vuol dire niente».

Una protesta che tira in ballo anche l’amministrazione comunale, in cui le tre famiglie dicono di aver confidato inutilmente: «In passato – racconta Marcello Caioli – mio padre è stato espropriato di un terreno proprio per consentire il trasferimento delle concerie lontano dal paese. Paradossalmente ci troviamo oggi a dover sopportare tutto questo».

Da parte dell’azienda l’ingegner Carlo Trentin (responsabile sistemi di gestione di Superior) sottolinea l’impegno e gli investimenti fatti negli anni per risolvere il problema. «In tutte le analisi di Arpat – spiega – il limite del rumore non è mai stato superato, ma nonostante ciò abbiamo investito per limitare i rumori residui con pannelli fonoassorbenti, oltre a trasferire in un nuovo stabilimento circa metà della produzione. Poi è chiaro che un po’di disagio resta sempre e non posso che capire queste persone, ma del resto di fronte a casa hanno un’azienda e non un parco. In ogni caso le lavorazioni non vanno mai oltre le 22: la notte possono esserci degli interventi di manutenzione ma entro i limiti di legge. Abbiamo fatto davvero tutto il possibile. Più di questo non sappiamo davvero cosa dire».

«Il Comune si è sempre interessato – ribatte il sindaco Giulia Deidda – intervenendo nei confronti dell’azienda ogni volta che Arpat ce l’ha chiesto. In base al piano strutturale le concerie lì ci possono stare, perché il confine tra zona residenziale e zona mista è fissato in via Masini. Tuttavia, il percorso per il nuovo piano operativo sarà l’occasione per verificare se dare nuove regole a queste zone o incentivi per favorire il trasferimento delle produzioni». –



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