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l’evento di lajatico 

Il sindaco: abbiamo ricreato un teatro tradizionale in collina

S. C.
Il sindaco: abbiamo ricreato un teatro tradizionale in collina

Barbafieri si dice felice che Andrea Bocelli sia riuscito a realizzare il suo sogno Vinta la sfida logistica, stasera seconda serata: previsti settemila spettatori 

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LAJATICO. «Sono felice che Andrea sia riuscito a realizzare il suo sogno di cantare nella sua opera preferita proprio a casa sua, a Lajatico».

Il sindaco del piccolo paese dell’Alta Valdera, Alessio Barbafieri, nonché presidente dell’Associazione Teatro del Silenzio, è raggiante dopo la prima serata sold out del concerto-evento che il tenore Bocelli regala ogni estate alla sua terra.

«Devo dire che quest’anno la viabilità è stata gestita senza particolari problemi, un grazie a tutti colore che sono stati impegnati nei servizi lungo le strade», aggiunge il sindaco.

L’altra sera il teatro era al completo, 10.298 persone. Numeri impressionanti se paragonati ai residenti nel comune che sono circa 1.300. Sulla collina di Lajatico si parlavano tante lingue, tra gli spettatori non solo europei, ma anche americani, russi e brasiliani. A creare qualche intoppo ci si è messo lo sciopero dei voli Ryanair che ha fatto saltare alcuni pacchetti turistici.

«È stato un evento straordinario – aggiunge Barbafieri – Siamo riusciti a ricreare l’ambiente di un teatro tradizionale nel teatro sulle colline. Non era facile, una sfida vinta».

Di fronte a chi ha notato che l’opera scelta per il laghetto del Teatro del Silenzio, una Pietà di Michelangelo rivisitata da Gualtiero Vanelli, non sempre è visibile, il sindaco replica: «A noi interessa che l’opera resti per tutto l’anno, è di grande impatto anche se durante lo spettacolo non è visibile da tutte le sistemazioni degli spettatori».

Stasera Lajatico è pronto per la replica e per portare di nuovo in scena l’opera “Andrea Chénier” di Umberto Giordano che il suo titolo preferito, quello di cui fa parte la prima aria cantata dal maestro Bocelli quando aveva appena 8 anni.

Accompagnato dall’orchestra sinfonica nazionale della Repubblica Ceca, diretta da Steven Mercurio, con la regia di Stefano Trespidi, Bocelli veste i panni del poeta francese Andrea Chénier al quale l’opera di Giordano ispirata. In una partitura costellata di potenti effetti e di melodie celeberrime (da “Un dì all’azzurro spazio” a “La mamma morta” e “Come un bel dì di maggio”), gli avvenimenti si susseguono lasciando senza respiro. La storia guarda con occhi disincantati alla Rivoluzione francese. Resta l’amore, che condurrà i protagonisti alla tragica decisione di morire insieme.

Alla fine, dopo quasi tre ore di musica, la prima sera è arrivato il trionfo per Bocelli, per tutti gli altri protagonisti, orchestra compresa, e per Lajatico tornata ancora una volta capitale della musica.

Oggi si riparte: già dal primo pomeriggio è atteso l’arrivo di migliaia di persone (i paganti dovrebbero aggirarsi sui settemila).

Il target, rispetto ai concerti di musica pop, è cambiato, almeno nella prima sera. E se l’abbigliamento casual è consigliato – vista la polvere della collina – molti non hanno rinunciato a tacchi e lustrini. –

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