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Ammazzò i genitori ottiene risarcimento «Detenzione inumana»
VOLTERRA. Vince il ricorso contro il ministero della Giustizia e ottiene il risarcimento, parziale rispetto alla richiesta iniziale, per «la riconosciuta detenzione, inumana e degradante, subita...
VOLTERRA. Vince il ricorso contro il ministero della Giustizia e ottiene il risarcimento, parziale rispetto alla richiesta iniziale, per «la riconosciuta detenzione, inumana e degradante, subita nella casa circondariale di Regina Coeli a Roma».
Storia che parte dalla capitale, ma che rimbalza fino alla provincia di Pisa quella su cui si è pronunciata la Cassazione che ha respinto il ricorso dell’amministrazione penitenziaria contro l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Firenze che, a sua volta, aveva accolto il pronunciamento del magistrato di Sorveglianza di Pisa.
Sì, perché il detenuto che ha visto riconosciuto il risarcimento per le condizioni in cui è stato in cella, si trova recluso nel carcere di Volterra dal 2006. Si tratta di Gabriele Aral, 43 anni, detenuto dal 2002 e condannato a 28 anni di reclusione per l’omicidio premeditato dei genitori. Il movente? Loro pensavano che stesse per laurearsi, mentre aveva dato solo pochi esami.
Aral è stato ammesso da tempo ai lavori esterni. Non solo è stato impiegato all’interno della Cooperativa Arnera di Pontedera, ma ha svolto anche volontariato al Centro di Accoglienza immigrati gestito dalla Azienda di servizi alla persona (Asp) Santa Chiara di Volterra.
Vincitore di diversi premi di poesia, Gabriele Aral, già diplomato al liceo classico a Roma, ha ottenuto un secondo diploma di geometra oltre a essersi iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa. —
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