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il funerale 

Tanti palloncini in cielo per dire addio a Chiara

A.Q.
Tanti palloncini in cielo per dire addio a Chiara

Folla per l’ultimo saluto alla 24enne morta per choc anafilattico dopo una cena Un’amica: «Avevi ancora tanti sogni da realizzare. Non ti dimenticheremo mai» 

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VISIGNANO. Il silenzio come un macigno, mentre tanti palloncini con appesa l’immagine di Chiara Ribechini volano in cielo e nell’aria risuona la voce di Laura Pausini che canta She (uguale a lei). La bara bianca con la foto della ventiquattrenne di Navacchio, morta per uno choc anafilattico domenica sera dopo una cena all’agriturismo Colleoli, è da poco uscita tra gli applausi e le lacrime di una folla che ha riempito la piccola chiesa della frazione e il piazzale.

Amici e conoscenti vestiti di bianco per celebrare la vita e non ridursi a piangere la morte. All’ingresso della chiesa una cornice a forma di cuore composta da palloncini bianchi e rosa. Straziante la scena al termine del funerale con il pianto inconsolabile e gli abbracci tra familiari a pochi passi dal carro funebre in procinto di accompagnare la salma al cimitero di San Lorenzo alle Corti per la sepoltura. In mezzo altre lacrime e mani che si stringevano in un dolore impossibile da descrivere.

Sull’altare don Alberto Marchesi, parroco di Zambra e amico della famiglia Ribechini, insieme a padre Giovanni della parrocchia di Visignano e all’altro padre Giovanni del Cottolengo, dove Chiara andava spesso a far visita agli anziani ospiti.

«Mi hai detto di non credere molto – ha detto don Marchesi rivolgendosi durante l’omelia al babbo di Chiara – ma che la presenza di noi sacerdoti qui in chiesa sarebbe stata un segno».

Le strade del piccolo paese piene di auto. Una comunità si è stretta attorno a Massimo Ribechini, a sua moglie Michela, genitori della giovane che soffriva di una grave allergia e che il 29 luglio avrebbe festeggiato il ventiquattresimo compleanno. In chiesa anche il fratello Niccolò e il fidanzato Nicola che era con lei nel momento della crisi e ha tentato di tutto pur di aiutarla.

Un funerale semplice, ricco di inevitabili emozioni per una tragedia i cui contorni devono essere ancora definiti dall’inchiesta della magistratura. Emozioni come quelle suscitate dalla scelta del brano dal Vangelo secondo Matteo che racconta la resurrezione della figlia di Giairo. O come quella sfociata fatalmente in una commozione collettiva provocata dal parroco di Zambra che ha raccontato l’ispirazione che lo ha portato a scegliere le parole da pronunciare durante l’ultimo saluto a Chiara. «Avevo paura – ha spiegato il prete – ma ho un quadro in casa con una Madonna che tende una mano e sostiene il viso di Gesù. Ecco, noi sacerdoti saremo quelli che vi sostengono in questo momento. Vorrei che ci vedeste come il supporto alle vostre sofferenze».

Un ricordo indelebile, quello della ventiquattrenne, in tantissime persone presenti al funerale di ieri pomeriggio.

«Chiara amava i cavalli, adorava i bambini, dava una mano al Cottolengo e aveva ancora tanti sogni da realizzare nella vita – ha detto una conoscente durante una serie di preghiere dedicate alla sfortunata ragazza, ai suoi genitori e agli amici – Noi non la dimenticheremo mai». —

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