Sicurezza
I giocatori del Pontedera alla mostra al Palp
Nel giorno dell'inizio del ritiro la squadra granata visita la mostra delle 211 maglie delle nazionali organizzata dal Tirreno
PONTEDERA. «Mi avevano detto che era una bella cosa, ma non credevo fino a questo punto. È affascinante, c’è tutto il mondo qui dentro». Un bambino di trent’anni. E un altro, dietro di lui, che nel prossimo mese di settembre spegnerà 36 candeline.
Il Pontedera arriva a Palazzo Pretorio e i primi a perdere la testa sono i due senatori del gruppo. Andrea Caponi e Federico Vettori. Due di quelli che quando c’è da lottare, in campo, si rimboccano le maniche e si fanno valere. Due pilastri, due punti di riferimento per i più giovani dello spogliatoio.
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Ma “Tutte le maglie del mondo” non perdona. Neppure i gladiatori. «Non si può capire se non si viene a vederla. Ci sono Paesi che non credevo neppure avessero una nazionale di calcio», dice ancora Caponi. E invece a Palazzo Pretorio il Pianeta Pallone lascia cadere i suoi veli e si fa vedere come mamma l’ha fatto. Variegato, variopinto, ricco di tradizioni e di storie. «Non immaginavo che l’Etiopia avesse una nazionale, e neppure Lesotho. Verrebbe da starci tutto il giorno a guardare questa mostra», commenta Vettori mentre si avvicina alla casacca della Isole Vergini.
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Lo stupore attraversa i calciatori, ma anche i membri dello staff tecnico. «Ma come hai fatto a collezionarle tutte? Non ho mai visto una cosa del genere».
Il preparatore dei portieri, Michele Ribechini, si rivolge a Simone Panizzi, il collezionista livornese che ha messo insieme le 211 maglie esposte al Palp. «Bello, molto bello davvero. Ma guarda quante sono, fantastico», bisbiglia mister Ivan Maraia ai suoi colleghi. Il portiere granata Eduard Marinca si ferma accanto alla maglia della Romania, il suo paese d’origine. «Quante volte ho sognato di indossarla – dice – e ancora oggi spero di farcela, prima o poi».
Il 20 luglio è cominciato il ritiro del Pontedera. Il 21 luglio alle 9 il primo allenamento della nuova stagione, al Mannucci. La società ha voluto che la prima tappa, per i calciatori, fosse proprio l’evento del Tirreno.
Un modo diverso di cominciare l’annata. E, perché no, un “in bocca al lupo” speciale che il giornale ha voluto fare alla squadra. Nella speranza che la maglia, quella granata, continui a far bella mostra di sé in Serie C.
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«Che spettacolo», esclama ancora Caponi. Ma la mostra non è finita, ci sono ancora due sale piene di maglie da vedere. «Davvero? Non ci credo». Poi, un’altra sorpresa.
«Ma dai, guarda quante sono. E alcune hanno ancora le macchie d’erba».
La maglia come simbolo, ma anche come oggetto del mistero. Perché nessuno sa cosa si nasconde dietro alla nazionale di calcio del Pakistan, sospesa alcuni anni dalla Fifa per questioni politiche, o a quella del Montserrat, isola delle Piccole Antille, che conta poche migliaia di abitanti e che di recente è stata colpita dalla violenta eruzione del vulcano Soufrière. «Qui si imparano un sacco di cose – conclude Vettori – altro che calcio».
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