Il dolore
Forno crematorio, il sindaco fa dietrofront: c’è l’alternativa
Il Comune di Casciana Terme Lari può trovare soldi dismettendo quote societarie Possibili investimenti extra nei cimiteri. Ora confronto su quale scelta adottare
LAVAIANO. Il tanto discusso forno crematorio a Lavaiano si può non fare. Così come l’esternalizzazione dei servizi cimiteriali di cui faceva parte il progetto per accogliere salme da cremare anche da fuori zona. Il sindaco Terreni e la giunta di Casciana Terme Lari propongono il project financing in alternativa a risorse da investire nella manutenzione dei cimiteri, ricavate da dismissioni di quote dell’amministrazione comunale in alcune società. Quasi una vittoria del Comitato No forno che ha portato avanti una battaglia a suon di slogan, ma anche di incontri sul tema ambientale, documentazioni e pareri illustri in materia.
Il sindaco Terreni ha comunicato la tanto attesa decisione attraverso una lettera pubblicata sul sito Internet del Comune, partendo dal percorso di dibattito pubblico sulla riorganizzazione del servizio cimiteriale. Un percorso «lungo e faticoso, ma anche utile», da cui «sono emerse diverse raccomandazioni che saranno la base della nostra decisione».
Undici cimiteri per 12.500 abitanti e pochi soldi a disposizione per le manutenzioni. Questo il quadro da cui partire per l’analisi della situazione. Il project financing con il forno crematorio doveva servire a dare «risposta risolutiva alle criticità di questo servizio, sia dal punto di vista economico che gestionale. Le entrate del servizio sono, infatti, in media oltre 226.000 euro più basse delle spese. Inoltre nonostante gli oltre 1 milione e 500.000 euro di investimenti già fatti in questa legislatura, molti cimiteri continuano ad essere sprovvisti di loculi per le sepolture e in alcuni di essi è addirittura presente un deposito temporaneo».
«La questione dell’impatto su ambiente e salute è stata la prima che già ci eravamo posti e, nonostante le strumentalizzazioni fatte da parte di alcuni, il percorso non ha messo in luce criticità reali sul tema dell’inquinamento da tempio crematorio – scrive il sindaco – in quanto le emissioni prodotte, come più volte fatto presente, sono basse e hanno impatto uguale o minore ad altre emissioni con le quali abbiamo a che fare, come il traffico o i fumi di caldaie».
Ma c’è anche l’impatto economico, le cui criticità sono riconducibili «al timore per una riduzione del valore degli immobili, all’eventuale introduzione di una tassa di scopo come proposta alternativa e al sistema tariffario». Preoccupazioni che, secondo Terreni, sono infondate.
È l’impatto sociale, per Mirko Terreni, ad avere «particolare rilevanza. Da un lato è emersa la contrarietà alla chiusura di alcuni cimiteri nell’ottica di una loro razionalizzazione, che sarebbe vissuta come un colpo alle comunità di riferimento e una limitazione ingiusta della libertà di scelta. D’altro canto è emersa anche da alcuni la preoccupazione per l’esternalizzazione a privati per un lasso di tempo molto lungo, 30 anni, di un servizio così delicato per la sensibilità di ognuno. Non possiamo che stigmatizzare chi ha avvelenato i pozzi, cercando in ogni occasione lo scontro piuttosto che il confronto».
Proprio in nome della coesione sociale, Terreni proporrà alle forze politiche e sociali che si renderanno disponibili di scegliere tra il project financing col forno crematorio e l’investimento di risorse straordinarie derivanti dalla dismissione di quote del Comune in alcune società. «Lasciamo ad altri proposte miopi, di corto respiro, di facile consenso, ma che finirebbero per aggravare il problema. Oggi potrebbe presentarsi un’occasione nuova, un’opportunità che riteniamo meritevole di discussione e di essere presa in considerazione in forza di quanto emerso dal dibattito pubblico». –
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