Il Tirreno

Pontedera

il processo al dipendente 

Truffa e peculato: per Romei chiesti sei anni di reclusione

Stefano Taglione
Truffa e peculato: per Romei chiesti sei anni di reclusione

La sentenza per l’istruttore direttivo del Comune di Cascina è attesa il 9 ottobre Secondo l’accusa ha sottratto mezzo milione utilizzandolo nel gioco d’azzardo

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CASCINA

Sei anni di reclusione. È la richiesta del sostituto procuratore Giovanni Porpora nei confronti di Alberto Romei, 52 anni, dipendente sospeso del Comune di Cascina in servizio all’ufficio “Diritto allo studio, nidi e progettazione esecutiva”, originario di Castelnuovo Garfagnana e residente a Pisa. L’impiegato – difeso dall’avvocato Andrea Callaioli – è imputato per peculato e truffa e sarà giudicato con il rito abbreviato. La sentenza è attesa per il 9 ottobre, nella stessa giornata in cui il difensore replicherà al pubblico ministero davanti al giudice dell’udienza preliminare, Giuseppe Laghezza.

L’accusa verso Romei si basa su un’ammissione piena dei fatti («Mi sono indebitato con il gioco d’azzardo», ha detto) sulla quale ha indagato la Guardia di finanza e il nucleo di polizia tributaria. Il dipendente avrebbe alleggerito le casse del Comune di Cascina di circa mezzo milione di euro e secondo la difesa alla base del gesto ci sarebbe la ludopatia. Per questo per l’uomo è stata richiesta anche una perizia psichiatrica, visto che avrebbe speso tutti i soldi proprio nel gioco d’azzardo.

La segnalazione di movimenti strani nell’ufficio di Romei, quello che si occupava di “Diritto allo studio, nidi e progettazione esecutiva”, arrivò grazie ai sospetti dell’assessore cascinese Dario Rollo, attuale vicesindaco nella giunta guidata da Susanna Ceccardi. Nell’inchiesta erano state coinvolte altre Carla Morescalchi, 57 anni, originaria di Viareggio e residente a Cascina, legale rappresentante dell’associazione cascinese “Telefono Tata” e Chiara Novi, di 40, pisana e a capo dell’associazione “Trilly”. La prima, difesa dall’avvocato Rolando Rossi, deve difendersi dall’accusa di truffa e peculato in concorso con Romei, la seconda (il legale è Bruno Pucci) dovrà rispondere solo di peculato, sempre in concorso con l’istruttore direttivo. I difensore di entrambe, però, hanno scelto il rito ordinario. Il Comune di Cascina, inoltre, si è costituito parte civile con l’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio.

Secondo l’accusa gli asili convenzionati del Cascinese ricevevano i soldi dal Comune per i loro servizi. Poi il funzionario li avvertiva che per esigenze di riequilibrio avrebbero dovuto restituire una parte di quanto ricevuto. Quei soldi – stando al racconto degli inquirenti – venivano accreditati sul conto dell’associazione cascinese, “Telefono Tata” (Morescalchi legale rappresentante) che, secondo l’accusa, li prelevava per consegnarli in contanti a Romei. Emblematico uno degli sms recuperati nell’ambito delle indagini e inviato dall’impiegato a Morescalchi: «Dovresti prelevare mille euro». Ma a volte erano duemila. L’associazione appare come una sorta di collettore degli importi che dagli asili entravano nella disponibilità di Romei con il passaggio sul conto di “Telefono Tata”, che per alcuni anni è risultata pure inattiva. Ecco perché nel 2016 il dipendente si rivolge anche alla cooperativa Trilly (legale rappresentante Chiara Novi). Identica la procedura. Il pubblico ministero Giovanni Porpora, nel corso delle udienze che si sono succedute, ha rimarcato in più passaggi i mancati controlli sull’operato di Romei. —



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