Lutto
Omaggio al reduce di Cefalonia ma l’Anpi scatena la polemica
L’associazione dei partigiani fa leggere un intervento a un consigliere del Pd La leghista Meini, presidente del consiglio comunale, replica: «Demagogia»
CASCINA. Un uomo alla soglia dei 100 anni. Un simbolo e la testimonianza degli orrori di tutte le guerre. Il consiglio comunale ha reso omaggio con una targa a Libero Cosci “per la sua testimonianza di vita e per i valori trasmessi alla cittadinanza”. Di San Frediano a Settimo, classe 1920, reduce della divisione “Acqui” con il grado di sergente maggiore, Cosci si trovava sull’isola greca di Cefalonia quando, a seguito dell’armistizio con gli Alleati firmato dall’Italia l’8 settembre 1943, la sua divisione fu annientata dall’esercito tedesco. Libero riuscì a salvarsi perché creduto morto e con l’aiuto di una famiglia dell’isola riuscì a passare in Grecia, per poi finire in un campo di concentramento tedesco, da cui riuscì a fuggire restando alla macchia per più di due anni. Cercando di ritornare in Italia, fu catturato dai partigiani titini e rinchiuso per tre mesi nel campo di concentramento di Borovitca. Ha conosciuto le violenze di ogni colore. Elena Meini, presidente del consiglio comunale, ha consegnato la targa direttamente nelle mani di Cosci.
«Sono un superstite di Cefalonia e Corfù – ha detto Libero – e ho camminato per due anni, in Jugoslavia, per raggiungere Trieste. Mi fermavo nelle case dai contadini e qualcosa da mangiare si trovava. Quando tornai a casa, pesavo 45 chili e rimasi a letto per cinque giorni per riprendermi. Grazie per questo riconoscimento».
Ma quella che è un’iniziativa unitaria, nata dall’intero consiglio su impulso di Paola Viegi e dei Socialisti, è sconfinata nelle polemiche, dopo che l’Anpi cascinese ha fatto leggere ad un consigliere del Pd un proprio intervento, scompaginando quelli che erano gli accordi tra i vari gruppi.
«Cascina ha tributato il giusto riconoscimento a Cosci, Si è evidenziato che la guerra non ha colori, che non giustifica i mezzi autoritari e la ferocia, metodi che invece ancora oggi vengono usati non solo nei confronti degli avversari ma anche sui civili. È segno di una maturità collettiva raggiunta dalla comunità e dall’amministrazione nel segno della condanna di questi fatti», commentano i Socialisti, che hanno preso le distanze dalla polemica dell’Anpi.
«Tutto il Consiglio rendeva omaggio a Libero Cosci ma l’Anpi (o chi per essa) mirava ad approfittarne per avere il suo pulpito dal quale recitare il solito sermone, la solita demagogia», ha replicato Meini attaccata dall’Anpi per non avere fatto intervenire Franco Tagliaboschi. Il consiglio «comunale è sovrano come il popolo che lo ha eletto, a chi vive nel passato, questo non va giù; non va giù aver perso il dominio sulle istituzioni pur non avendone titolo. Allora si passa la palla ad un portavoce costringendolo ad una patetica messa in scena. Non interessa il vissuto di un uomo classe 1920, fiero del labaro commemorativo della Divisione Acqui e delle medaglie orgogliosamente portate al petto, ma il ritorno politico». –
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