La manifestazione
«Vogliamo il processo invece è fermo per troppi errori»
Parla l’imprenditore che ha denunciato due avvocatesse e chiede che sulla vicenda sia fatta chiarezza
SANTA CROCE SULL’ARNO. Diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». E nel caso che stiamo per raccontare al momento ci sono due errori commessi dall’ufficio del Gip del tribunale di Pisa. Errori nelle notifiche che per due volte hanno fatto rinviare il processo contro due avvocatesse di Santa Croce accusate di falso da un cliente. «Sarà un caso? Gli errori, ne contiamo due per ora, che cosa ci devono fare pensare? – chiede la parte offesa – sembra che questo processo si voglia ritardare. Ma noi abbiamo subito un danno pesante e continueremo a batterci perché sia chiarita la vicenda».
Nei giorni scorsi doveva cominciare il processo. Ma è stato rinviato a dicembre. E pensare che la storia si trascina stancamente da un ufficio all’altro dal 2012.
Le due avvocatesse della provincia di Pisa finite a giudizio sono Monica Calò e Barbara Lemmi, di Santa Croce sull’Arno. La parte offesa, due imprenditori, padre e figlio, che le hanno denunciato per il reato di falso in autentica, non è ancora riuscita a vedere riconosciuto quello che ritiene un legittimo diritto.
La storia risale al 2012 quando i due imprenditori vantavano un credito nei confronti di un’azienda locale e si erano rivolti a una delle due professioniste che ha uno studio legale associato a Santa Croce sull’Arno. La causa non era andata a buon fine e quando i clienti avevano ritirato i documenti per cambiare difensori e presentare ricorso in appello si erano accorti che agli atti c’era un mandato speciale, cioè una procura a rappresentarli, che i due non avevano mai firmato. Quella carta, a loro insaputa secondo l’accusa, dava mandato a rappresentarli anche all’avvocatessa, sempre dello stesso studio professionale. Insomma, l’avvocatessa poteva trattare in nome e per conto dei clienti lasciandoli all’oscuro.
Quando padre e figlio avevano chiesto un chiarimento alle due avvocatesse non avevano ricevuto una risposta soddisfacente.
Di qui la querela e ora il rinvio a giudizio avvenuto dopo lunghe indagini, solo pochi mesi fa. «Tutti sappiamo bene che per questo reato se i tempi continuano ad allungarsi andrà prescritto e noi è proprio su questo aspetto che vogliamo richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica. Lo faremo altre cento e mille volte se il processo non comincerà. La cosa che ci ha colpito è che ogni volta le udienze vengono rinviate anche di sei o sette mesi. Siamo molto preoccupati di quello che sta succedendo», dice l’imprenditore che al processo è rappresentate dall’avvocato Michele Cieri di Firenze, come parte civile.
La vicenda che riguarda padre e figlio non sarebbe isolata. Ce ne sarebbero altre che ancora non sono venute alla luce ma che sono state denunciate. —
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