Il Tirreno

Pontedera

Quando il calcio si giocava col dito sul panno verde e non sulla consolle

Pietro Mattonai
Quando il calcio si giocava col dito sul panno verde e non sulla consolle

Serata dedicata al Subbuteo al Museo Palp di Pontedera Giocatori in miniatura tra “vecchi” e giovani appassionati

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PONTEDERA

Forse non tutti sanno che il subbuteo è nato nel 1947 da un’idea – non del tutto originale, ma tant’è – dell’ornitolo Peter Adolph. Un campo in miniatura, che altro non è che un panno verde, e giocatori in miniatura, lillipuziani, poggiati su una base semisferica. Per giocare, bastano le dita. E una dimostrazione si è avuta ieri al Museo Palp di Pontedera con l’evento legato al gioco più amato degli anni Ottanta.

Originariamente, Adolph sperava di poter chiamare il nuovo gioco “The Hobby”, che indicava sia, in generale, il passatempo, sia il nome comune di un uccello, il lodolaio. L’ufficio brevetti, però, glielo impedì, e allora lui varò sul nome scientifico: il falco subbuteo. E proprio come questo rapace, da una decina di anni, il subbuteo è tornato a volare, grazie anche alla Federazione italiana sportiva calcio da tavolo (Fisct). Un gioco amatissimo in Italia, soprattutto negli anni Settanta e Ottanta, quando ancora non c’erano i videogiochi di simulazione calcistica, e i ragazzi potevano emulare Maradona e Zico, Platini e Rivera con un tocco a punta di dito.

Tutti insieme a casa di un amico, seduti per terra, vantandosi dell’ultima squadra acquistata e dei colori sgargianti delle magliette dipinte a mano. Volando, ancora, con la fantasia.

Ieri, quei panni verdi, che ai giovani di quarant’anni fa ricordavano il manto erboso dello stadio di San Siro di Milano o dell’Olimpico di Roma, hanno tappezzato il museo Palp di Pontedera, dove continua – fino al 31 luglio e ad ingresso gratuito – l’esposizione “Tutte le maglie del mondo”, di cui Il Tirreno è media partner. Non solo, dunque, tutte le casacche delle 211 squadre delle rappresentative nazionali riconosciute dalla Fifa, ma anche le miniature dei campioni, di ieri e di oggi, che hanno fatto sognare una generazione intera. C’era l’Unione sovietica del 1960, il Camerun del 1990, l’Olanda del 1974 e perfino l’Italia del 2006: tutte nelle piccole scatoline che ogni giocatore si porta in uno zainetto. L’evento, organizzato dal club Atletico Pisa, promosso in serie A ai campionati italiani a Roma, è stato come un tuffo di nostalgia.

Ma non solo: i più giovani, nati nell’era delle consolle e dello scontro tra Fifa (il videogame) e Pes, hanno potuto conoscere e toccare con mano quello che era il gioco preferito dei loro genitori. Soprattutto, se toscani: la nostra Regione è, con venti società, quella di gran lunga più rappresentata all’interno della Fisct. Mentre i visitatori si aggiravano nella mostra, dalle 19,30 alle 22, tutti ai tavolini con le porte in miniatura, ricurvi a studiare la mossa, per segnare il gol decisivo o parare il tiro avversario.

Professionisti e amatori senza distinzioni, ma con la voglia di rivivere quei pomeriggi spensierati di qualche anno fa. E anche giovani, incuriositi da questi campetti Astropitch, da 90 centimetri scarsi per un metro e 30. Insieme per capire come un divertimento di tanti anni fa possa ancora essere attuale. Tenendo sempre presente le regole: il fallo, la rimessa laterale e il doppio tocco. E altre ancora. Il tutto all’interno di una sola stanza: come aver condensato quattro stadi in pochi metri quadrati. Il tifo, i colori e un’unica, grande passione: quella del calcio. Che ti fa volare, come in un vortice. —

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