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Preoccupa l’ampliamento dell’impianto TecnoAmbiente

S.C.
Preoccupa l’ampliamento dell’impianto TecnoAmbiente

Ottenuto il via libera del Comune per l’intervento aumenteranno i rifiuti trattati le loro emissioni in atmosfera e il traffico dei mezzi pesanti. Ugl preoccupata 

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SAN MINIATO. C’è grande preoccupazione a San Miniato e nel distretto conciario per il previsto ampliamento dell’impianto della TecnoAmbiente a Ponte a Egola, nel comune di San Miniato. La società lavora nel settore dello stoccaggio dei rifiuti, fa selezione, smaltimento, l’inertizzazione, cernita, riciclaggio e riutilizzo, oltre al trasporto di rifiuti pericolosi e non, di qualunque genere.

TecnoAmbiente ha recentemente ottenuto dal Comune di San Miniato il permesso a costruire un nuovo fabbricato industriale con una superficie lorda pari a circa 2975 mq e un’altezza media di circa 13,8 metri. Il tutto a fronte, come previsto dalla legge, del pagamento di euro 61.166,24 per gli oneri di urbanizzazione primaria e di euro 37.824,97 per gli oneri di urbanizzazione secondaria.

Da quel momento ci sono stati tutta una serie di passaggi che preludono al via libera al nuovo impianto. A maggio TecnoAmbiente ha ottenuto il via libera dalla Regione per il procedimento di valutazione di impatto ambientale, per quello che sarà il nuovo intervento che, secondo l’azienda, è finalizzato a ridurre la pericolosità e il potenziale inquinante dei rifiuti speciali trattati.

Ma gli imprenditori non ne sono convinti e da più parti si fanno presenti interrogativi sull’impatto ambientale che il progetto avrà sul territorio. I rifiuti trattati aumenteranno le loro le emissioni in atmosfera, e il traffico dei mezzi pesanti di rifiuti pericolosi e non con ripercussioni nell’area industriale Pruneta.

Giorgio Simoncini, sindacali sta Ugl, sta cercando di capirne di più. «L’azienda TecnoAmbiente ha avuto negli ultimi anni un considerevole aumento dei volumi dei rifiuti gestiti e attualmente la capacità massima autorizzata di stoccaggio di rifiuti solidi è pari a 2600 tonnellate anno di rifiuti non pericolosi e 500 tonnellate anno di rifiuti pericolosi. Nel nuovo fabbricato la capacità massima di stoccaggio sarà pari a 5478 tonnellate anno di rifiuti pericolosi e non», osserva Simoncini ricordando come già negli anni passati erano stati sollevati interrogativi sulla qualità dell’aria anche in base alle frequenti maleodoranze provenienti dal sito di TecnoAmbiente.

«Per questo è necessario – dice – che si verifichi se siano state rispettate, nei fatti e non solo sulla carta, le normative a tutela dell’ambiente e della salute», spiega ancora Simoncini. «Trovo lecito domandarsi se sia lungimirante consentire lo sviluppo di una tale attività in un’area industriale che è stata certificata Apea (Area produttiva ecologicamente attrezzata) nell’ambito di un progetto di riqualificazione ambientale», osserva ancora il sindacalista, mostrando uno per uno gli atti del procedimento.

«Non rassicurano di certo i rapporti di partnership con TecnoAmbiente della società consortile cooperativa di raccolta e trasporto di rifiuti Modus, il cui presidente del consiglio di amministrazione è il figlio del sindaco di San Miniato», va all’attacco Simoncini che in questi giorni ha incontrato operatori del settore conciario i quali hanno da poco saputo dell’intervento della Regione per la valutazione di impatto ambientale.

Come si spiega il silenzio che finora c’è stato sul progetto? «I rifiuti sono sempre un argomento che scotta. Ma libertà d’impresa e il diritto alla salute sono entrambi diritti costituzionalmente tutelati, ma nel bilanciamento degli stessi è indubbio come l’ordinamento riservi una tutela privilegiata e per questo preventiva al secondo ovvero alla salute». —

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