«Lo sappiamo Chi spaccia rischia di farsi arrestare»
Le intercettazioni tra i fermati per la droga comprata online e venduta nei rave. I pacchi con le sostanze alla posta o a casa. «Eva non fa sconti»
Casciana terme. «Eva, domani usiamo il metodo Scampia». Il gergo che strizza l’occhio allo slang malavitoso emerge dalle intercettazioni nell’operazione “Big Tasty” dei carabinieri concluse con sei arresti e tre obblighi di firma per un giro di spaccio dall’estero all’Italia con ordinazioni sul web e consegne a domicilio. Lo sbocco finale erano le discoteche toscane e di fuori regione e i rave party con le droghe sintetiche, vendute anche a minorenni. Pasticche e antefamine il business alimentato online. Un’attività sintetizzata nelle 95 pagine dell’ordinanza di arresto in carcere firmata dal gip.
Da agosto il gruppo, con Emanuele Malgrati ed Eva Lukolic a dettare tempi e ordinativi, si è mosso con disinvoltura. Anche se dare il proprio indirizzo, con un falso nome come destinatario, o ritirare i pacchi alla posta con un documento falso, non è un’alzata di ingegno. Quando in Germania sono iniziati i sequestri, le informazioni passate agli inquirenti italiani si sono focalizzate sulla casa a Casciana Terme dove Malgrati e la compagna gestivano e smistavano la droga.
Sono in carcere e stamani inizieranno gli interrogatori di garanzia, oltre a Malgrati e Lukovic, anche Andrea Balestri; 33 anni, di San Giuliano Terme; Luca Sarlo, 37 anni, di Navacchio; Alessandro Rapinesi, 38 anni, di Pistoia; Alessio Collini, 46 anni, di Pievepelago. Obbligo di firma per Piero Villani, 38 anni, di Cascina, Andrea Angelini 48 anni di Pistoia e Mugalu Badru Luzinda 28 anni di Ancona.
Quando i carabinieri avevano sequestrato un pacco di anfetamine alle poste di Casciana, gli impiegati avevano lasciato intendere che la mancata consegna era solo un problema di documenti. Sarlo, che per prendere il plico aveva pattuito la consegna di 100 euro, dice a Malgranti che lo aspettava in auto. «Non me l’hanno dato il pacco, ma è tutto ok. Figurati Manu se c’era qualcosa me lo davano ’sto pacco e mi acchiappavano, ma scherzi?».
La fase due era quella dello smercio. Eloquente lo scambio di battute tra Malgrati e Sarlo sull’attività di “vendita” della Lukolic. Stava partendo per vendere ecstasy in un locale del Fiorentino. Sarlo dice: «Andate alle feste e lavori solo tu. Lei (Eva, ndr) pensa a divertirsi». Malgrati la difende: «Che cazzo dici?!. Guarda che vende eh... Guarda che se non era per Eva tante volte... avrei fatto più fatica di quella che in realtà ho fatto. Eva non fa sconti (bestemmia, ndr) è una macchina da guerra». In una conversazione con la donna Malgrati le rappresenta i rischi della loro “professione”. «Lo sappiamo benissimo che a spacciare ci si fa arrestare» dice. —
PIETRO BARGHIGIANI.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google