Il Tirreno

Pontedera

Ha la casa in Marocco e si oppone allo sfratto: il tribunale gli dà torto

Sabrina Chiellini
Ha la casa in Marocco e si oppone allo sfratto: il tribunale gli dà torto

L’assessore al sociale: «Giornata storica per Cascina, il buonsenso vince sui furbetti». Presto anche a Pisa

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CASCINA. Il marocchino al quale il Comune un mese fa ha requisito l’alloggio popolare che gli era stato assegnato nel 2015 della giunta di centrosinistra, possiede una casa nel suo paese d’origine. Ma questo contrasta con il regolamento per l’assegnazione delle case popolari e così l’attuale amministrazione - sindaca leghista, maggioranza di centrodestra - ha sgomberato l’appartamento che si trova a San Frediano a Settimo. Forti le proteste del marocchino che lo occupava senza averne i requisiti e che, consigliato da un avvocato, ha pensato di essere nel giusto. Si è rivolto al tribunale di Pisa ma il suo ricorso, per poter accedere di nuovo alla casa pubblica, è stato respinto dal giudice Daniele Mercadante della sezione civile.

A darne notizia, piuttosto inorgoglito e con un video pubblicato su Facebook, è lo stesso assessore al sociale e onorevole, Edoardo Ziello, con un post su Facebook. «E’ una giornata storica per Cascina. La mia battaglia per garantire il diritto alla casa prima alle famiglie italiane bisognose viene legittimata anche dalla giurisprudenza», è soddisfatto Ziello. «Il buonsenso al governo vince sui furbetti. E noi andremo avanti, presto anche a Pisa (comune rosso appena conquistato dalla Lega) seguiranno lo stesso criterio – spiega Ziello, commentando la sentenza del Tribunale – applicando le norme previste dal Dpr 445/2000».

Una norma che il centrosinistra considera come "cavillo anti-stranieri", ha permesso che il 75% dei beneficiari del contributo pubblico sugli affitti fosse italiano. Oppure, come succede a Pontedera e fino a poco tempo fa anche a Pisa, gli amministratori sostengono che da sempre vengono attuati i controlli e che chi ha un alloggio di proprietà non ottiene la casa popolare. Il caso del marocchino dimostra però che è possibile sfuggire ai controlli. Il regolamento prevede che anche gli stranieri debbano certificare la presenza di immobili detenuti all'estero, non più con una autocertificazione, ma con un documento rilasciato dalle ambasciate o dai consolati. L’appartamento “recuperato” servirà per altre emergenze abitative. «Andrà a una famiglia italiana», dice Ziello. —
 

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