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la politica tra ieri e oggi 

Massimo D’Alema bacchetta i vertici del Partito democratico

Paolo Falconi
Massimo D’Alema bacchetta i vertici del Partito democratico

Alla presentazione del libro del professor Angelo Frosini, ex sindaco di S. Miniato l’esponente di Leu attacca: nessuno si assume le responsabilità della sconfitta

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VOLTERRA

Massimo D’Alema guarda palazzo dei Priori con attenzione; e c’è un perché. Lì, in quelle sale, venne unito in matrimonio alla sua prima moglie nel 1978. Fu un matrimonio, come dire, di Partito (sì con la P maiuscola). Lui era giovane capogruppo del Pci in consiglio comunale a Pisa e i dirigenti gli avevano già fatto intendere che “la città è piccola e la gente mormora”. Si sapeva che flirtava con una ragazza molto più giovane di lui e che “sarebbe stato meglio convolare a nozze”. Lui era capogruppo della forza di maggioranza, il suo omologo della minoranza era Alessandro Faedo: lo studente contro il rettore. A Volterra, l’allora sindaco Mario Giustarini, celebrò il matrimonio che da lì a due anni sarebbe finito.

Altri tempi, vero presidente? Anche in politica. D’Alema risponde a fatica. «Il risultato delle elezioni del 4 marzo poteva essere prevedibile. Ma non capisco – dice – la totale mancanza di reazione a quel risultato che ha portato alla rovina la sinistra». Temi ripresi poi alla presentazione del libro dell’ex sindaco di San Miniato, Angelo Frosini, tra due giorni in pensione da professore del liceo Marconi, in cui si ripercorrono gli anni dell’impegno politico, della scuola, della vita di tutti i giorni (“Frazioni e Sezioni”, ed. La conchiglia di Santiago). Una presentazione a due passi da piazza Priori, organizzata da Andrea Mancini, a cui hanno partecipato una cinquantina di persone, per lo più anziani; come dire: la vecchia guardia del Pci che oggi fa fatica a riconoscersi nel Pd dove «nessuno si assume – dice D’Alema – la responsabilità del tracollo, un gruppo dirigente che non riprende in mano la situazione».

Presidente, lei è passato dalla prima alla seconda e ora alla terza repubblica. Ne ha viste parecchie... «Sì, però nel ’94 quando fummo travolti dallo tsunami di Berlusconi dopo tre mesi avevamo una nuova strategia, dopo nove mesi cadeva il governo e dopo due anni vincevamo le elezioni. Allora c’era un partito!».

D’Alema, ex premier, oggi esponente di LeU, ripercorre i suoi inizi, quando si incontrava con Frosini, Giustarini, Adrio Puccini (storico sindaco di Santa Croce): «Gente che arrivava alla politica dal lavoro e aveva il senso del confronto civile, più elevato di quello di oggi». Anche Paolo Fontanelli, ex sindaco di Pisa, ha parlato di «cambiamenti notevoli nella politica italiana» che oggi si avvertono con «il rifiuto e con i toni aggressivi», mentre nel libro di Frosini è forte «il senso della politica come servizio alla comunità». Allo stesso tempo in quelle pagine si trova la Toscana «più profonda e più vera» e quei racconti «hanno un tono ironico».

Come quello in cui parla della mancata celebrazione, per impegni istituzionali a Firenze, del matrimonio di Bianca, che poi sarebbe diventata sua collega al liceo. O la telefonata di Matteo Renzi per i troppi autovelox sulla Fi-Pi-Li. Dopo qualche giorno si scoprì che l’allora sindaco di Firenze aveva preso una multa. —



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