La manifestazione
«L’ex tipografo che uccise Diene era capace d’intendere e volere»
Lo stabilisce la perizia psichiatrica disposta dal gip e che sarà discussa il 9 luglio L’ambulante senegalese che viveva a Pontedera fu ammazzato a Firenze
PONTEDERA. L’ex tipografo Roberto Pirrone era “capace di intendere e volere” quando il 5 marzo scorso sul Ponte Vespucci di Firenze uccise a colpi di pistola il venditore ambulante senegalese Idy Diene, 54 anni, che abitava a Pontedera.
Lo stabilisce la perizia psichiatrica disposta dal gip Alessandro Moneti con incidente probatorio. La perizia, eseguita dallo psichiatra Giancarlo Boncompagni, sarà discussa il 9 luglio prossimo. La richiesta di incidente probatorio era stata avanzata dai difensori, Sibilla Fiori e Massimo Campolmi.
Arrestato subito dopo il fatto, Pirrone raccontò alla polizia di essere uscito di casa armato con l’intenzione di suicidarsi per problemi economici, ma poi di aver cambiato idea decidendo di sparare a un passante a caso in modo da andare in carcere e non pesare più economicamente sulla famiglia.
Secondo la perizia, Pirrone presenterebbe un disturbo depressivo e avrebbe una personalità evitante e “passivo aggressiva” e al momento dell’omicidio sarebbe stato capace di intendere e di volere.
A Pontedera la morte di Idy suscitò una forte commozione. La città si strinse intorno alla moglie, già vedova di un connazionale morto in circostanze analoghe.
Idy Diene prendeva il treno praticamente ogni mattina a Pontedera e andava a Firenze.
«Era il suo luogo di lavoro», raccontò Dia Papa Dembe, personaggio di spicco della comunità senegalese di Pontedera.
Il 54enne ucciso sul ponte Vespucci il 5 marzo aveva sposato Rokhaya Kene Mbengue dopo che il marito, Samb Madou, era stato freddato il 13 dicembre 2011 da Gianluca Casseri, simpatizzante di estrema destra che poi si era tolto la vita.
La donna aveva trovato la forza di ricominciare ed era rinata al fianco di Idy. Aveva ritrovato l’amore che una folle giornata di sette anni fa sembrava averle tolto per sempre. I due vivevano sereni a Pontedera, nella zona della stazione ferroviaria, quartiere popolato da immigrati come loro. Il 5 marzo sembrava un giorno come un altro, fino a quando non si diffuse la terribile notizia. Il sindaco di Pontedera, Simone Millozzi, espresse pubblicamente il dolore dell’intera città. E alcuni giorni dopo la tragedia fu organizzata una fiaccolata, presenti numerosi esponenti delle comunità straniere.
Anche la Regione Toscana volle essere vicina alla moglie di Idy Diene. Come segno tangibile di tale vicinanza, Rokhaya Kene Mbengue riceverà un contributo straordinario di solidarietà di 40mila euro, che saranno erogati in due annualità, analogamente a quanto accaduto in casi simili. –
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