Il dolore
Sara e Lorenzo, impugnata la sentenza
Il Procuratore generale presso la Corte d’Appello chiede d’annullare il patteggiamento per l’omicidio stradale dei due giovani
PONSACCO. Sanno bene che non potranno riabbracciare i loro figli, sentire le voci di Sara e Lorenzo, vederli crescere e realizzare i loro sogni di adolescenti. Questa è una storia con cui ogni genitore che perde un figlio prematuramente deve fare i conti tutti i giorni. Ad aumentare il loro tormento è l’esito della vicenda giudiziaria, anche se ora, dopo due anni, si apre per loro uno spiraglio: la conducente dell’auto che ha travolto i due ragazzi rischia il carcere.
I genitori di Sara Cicciotto, 17 anni, e Lorenzo Malacarne, 18 anni, chiedono che ora sia fatta giustizia, applicando la legge, senza garantire scorciatoie a chi, pur se giovane e messa di fronte a un peso enorme, ha travolto e ucciso i due giovani.
In seguito all’incidente, avvenuto a Pontedera nell’estate del 2016, era stata imputata di omicidio stradale plurimo Giuly Tuzzeo, 24 anni, di Pontedera.
Erano in scooter, quella sera di inizio luglio del 2016, i due amici Sara e Lorenzo, entrambi di Ponsacco. Andavano incontro alla vita e invece la morte li ha strappati per sempre ai loro cari. Il primo a morire fu Lorenzo. Dopo neanche due giorni anche il cuore di Sara si fermò. La conducente della Lancia Y, che aveva causato l’incidente, venne sottoposta all’etilometro, il valore di alcol nel sangue sfiorava il triplo del massimo consentito (0, 5 g/l). Arresti domiciliari, finiti di scontare da tempo, e patente sospesa.
Lo scorso marzo la giovane donna, in Tribunale a Pisa, ha patteggiato la pena concordata tra il suo legale, l’avvocato Gabriele Dell’Unto, e il pubblico ministero. Una pena ritenuta congrua dal gip che ha emesso la sentenza in un’aula affollata di familiari, parenti e amici dei due ragazzi. Un patteggiamento a 4 anni e mezzo aveva scritto la parola fine al procedimento di primo grado evitando il carcere alla conducente che ha già passato sei mesi ai domiciliari e per i residui quattro anni da scontare può ricorrere all’affidamento in prova ai servizi sociali. Quattro anni durante i quali non dovrà sgarrare. Come pena accessoria le è stata disposta la revoca della patente di guida.
Ma le famiglie delle due vittime non si sono arrese. Con i loro legali hanno fatto in modo che il patteggiamento venisse impugnato e hanno avuto ragione. Nei motivi dell’impugnazione del Procuratore generale presso la Corte di Appello, si parla di «difetto di motivazione ed erronea interpretazione della legge penale». La parola, dunque, passa alla Corte di Cassazione a cui si chiede di annullare la sentenza, con ogni conseguenza di legge.
Se il ricorso sarà accolto, il processo dovrà ripartire e la pena che era stata applicata alla conducente, la quale in questi anni non ha avuto un momento per cercare di avvicinarsi alle famiglie, dovrà essere calcolata in maniera diversa da quello che è stato fatto finora, considerando anche che già una prima richiesta di patteggiamento a poco più di tre anni di reclusione era stata respinta.
Una storia giudiziaria che vede sì le parti contrapporsi ma ognuno con un enorme peso con cui fare i conti conosce ora una nuova pagina. Che alimenta la speranza dei genitori delle due vittime di vedere applicata la legge sull’omicidio stradale secondo quelle che erano le intenzioni del legislatore, per fermare una strage, per invitare i giovani e i loro genitori a riflettere.
«Perché quello che è successo ai nostri ragazzi non accada più», dicono i genitori di Lorenzo e Sara.
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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