Proteste
I genitori: vogliamo giustizia, non vendetta
«Deve cessare il sistema di definire con pene minime i procedimenti penali legati a incidenti mortali»
PONSACCO. «La sentenza di patteggiamento, al processo di primo grado, è stata ritenuta, da noi e dai nostri legali errata e viziata, cosicché è stato richiesto al Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di impugnarla. Il Procuratore, in accoglimento della nostra richiesta, ritenendo errata la sentenza di patteggiamento, ha impugnato la stessa presso la Suprema Corte di Cassazione».
Comincia così la riflessione che i genitori di Sara Ciciotto e Lorenzo Malacarne, morti in un incidente stradale nell’estate del 2016, hanno voluto fare pubblicamente in quanto ritengono che la tragedia che li ha colpiti possa servire per evitare che altri genitori si trovino nella stessa situazione.
«Abbiamo ritenuto – scrivono in una lettera al Tirreno – di dovere sollecitare questo ulteriore passaggio processuale poiché ritenevamo e riteniamo che l’errore della sentenza di patteggiamento conduca ad una non corretta applicazione della legge sulle morti stradali causate da conducenti che guidano in stato di ebbrezza alcolica. Legge che prevede una pena fino a 10 anni, con aumento fino a 18 anni in ipotesi di uccisione di più persone, come è accaduto ai nostri figli».
«Lo spirito che muove questa nostra iniziativa – proseguono i genitori – è solo di giustizia e corretta applicazione della legge, è al di fuori di vendette o altro. Spirito che non è stato compreso dalla sentenza di patteggiamento con cui il gip del tribunale di Pisa ha accolto il patteggiamento chiudendo così il procedimento penale».
Un altro colpo per la famiglia, dopo quello ricevuto la notte della tragedia.
Secondo i genitori dei due adolescenti, «deve cessare, a fronte anche della legge sui sinistri mortali causati da conducenti che hanno bevuto (ma vale anche per tutti gli altri stati di alterazione psichica), il sistema di definire i procedimenti penali con patteggiamenti con pene minime, nel limite per non fare scontare neppure un giorno di custodia in carcere al colpevole. Perché questo è il peggior segnale per evitare che la pena in concreto sia di monito e avvertimento affinché cessino le uccisioni causate da conducenti che si mettono alla guida in stato di ebbrezza alcolica, che tolgono improvvisamente la vita a giovani come Lorenzo e Sara, i quali avevano diritto di vivere, e nello stesso tempo pongono i familiari in un dolore così forte da annientarne la vita e le relazioni».
«Con l’impugnazione del patteggiamento – concludono – è stata tolta la parola fine dal procedimento penale attribuendola alla Corte di Cassazione».
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