Il Tirreno

Pontedera

Sagra del degrado e allarme igienico in pieno centro a Pontedera

di Tommaso Silvi
Un esempio in cui si trova uno dei locali dell’ex concessionaria Automar (foto di Franco Silvi)
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Un esempio in cui si trova uno dei locali dell’ex concessionaria Automar (foto di Franco Silvi)

Situazioni choc all’ex Automar e in via Fosso Vecchio. Il sindaco: "Basta, l’area dev’essere bonificata". Dopo un mese siamo tornati a verificare lo stato di tre “angoli brutti” della città

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PONTEDERA. Meglio tardi che mai. Non esistono parole migliori per descrivere la situazione di tre angoli della città ingoiati dal degrado. Anzi, due. Perché in un caso chi doveva intervenire, lo ha fatto. Meglio tardi che mai, appunto. I solleciti del sindaco, le inchieste del giornale Il Tirreno, che nei mesi scorsi ha raccontato più volte la situazione di questi “buchi neri” di Pontedera, dove regna l’incuria e, soprattutto, dove giorno dopo giorno si sviluppa un pericolo per la salute pubblica, hanno funzionato solo in parte. Simone Millozzi ha perso la pazienza e ora è pronto a intervenire col pugno duro: un’ordinanza e un intervento da parte degli operai del Comune. I luoghi al centro delle nostre attenzioni ormai da tempo sono l’ex istituto professionale, in via Primo Maggio, l’ex concessionaria Automar, in via Savonarola, e l’ex Carrozzeria Valdera, in via Fosso Vecchio, nelle vicinanze dell’ospedale.

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Missione compiuta. Poco più di un mese fa abbiamo raccontato, con tanto di foto, la situazione nel cortile all’interno dell’ex Ipsia Pacinotti. La facciata della scuola dismessa è stata abbellita con dei coloratissimi e stravaganti murales, ma oltre il cancello che conduce agli uffici e alle aule si snodava la giungla. “Snodava”, perché in seguito al nostro servizio il sindaco, Simone Millozzi, ha scritto alla Provincia chiedendo un rapido intervento di riqualificazione e pulizia dell’area. Oggi l’erba alta quasi due metri e le cataste di rami di alberi potati chissà quando e abbandonati sono soltanto un ricordo. Il giardino dell’ex Ipsia sembra un prato inglese. Certo, l’intervento poteva essere effettuato anche prima della “paginata” del Tirreno. Ma tant’è.

Vergogna/1. Attraversando via Primo Maggio, all’altezza del vecchio istituto professionale, si entra in via Savonarola. E ci si trova di fronte all’ex concessionaria Automar. Un fabbricato in stato di abbandono, dove regnano rifiuti di qualsiasi tipo. C’è poi un tappeto di siringhe su cui scorrazzano topi, con indumenti, escrementi e una distesa di bottiglie di birra. Tutto a pochi metri dalle abitazioni e da alcune attività commerciali. «Ho invitato più volte i proprietari dell’immobile a prendere provvedimenti, a mettere in sicurezza e illuminare la struttura. Mi era stato addirittura proposto un piano di riqualificazione dell’area, ma a questo punto sono dubbioso sulla credibilità di queste persone, dato che a oggi non sono state in grado neppure di pulire.Ora basta – tuona Millozzi – firmerò un’ordinanza per obbligarli a prendersi carico della situazione».

Vergogna/2. Cambia la zona, ma la storia è sempre la solita. Immobile di proprietà privata immerso nello sporco e divenuto dimora di sbandati. «Anche domenica sera abbiamo sorpreso due tossicodipendenti che cercavano un varco per entrare all’interno dell’edificio. Qui ormai queste scene sono all’ordine del giorno». A parlare sono i residenti di via Fosso Vecchio, in particolare quelli che abitano nelle vicinanze dell’ex carrozzeria Valdera, dismessa dalla fine degli anni Novanta. «In questo caso c’è un procedimento avviato e notificato nei confronti della società proprietaria dell’immobile, per mettere in sicurezza la zona e liberarla da rifiuti e altri materiali di scarto. A questo punto – conclude Millozzi – sarò costretto a far intervenire gli uomini del Comune, e successivamente presentare il conto al soggetto proprietario. Non sarei mai voluto arrivare a questo tipo di soluzione, per due motivi. Da una parte perché per il Comune rappresenta una spesa, e in questo periodo non c’è abbondanza di risorse. Dall’altra perché recuperare soldi non è mai facile. Spesso, dietro a questi edifici abbandonati, ci sono società fasulle, difficili da rintracciare. Ma la salute dei cittadini viene prima di tutto».

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