La manifestazione
Uccise la compagna: in carcere
Arrestato camionista dopo che la sentenza di condanna è diventata definitiva
CAPANNOLI. Per lungo tempo, pur essendo stato indagato dalla Procura per un grave reato, Alfredo Di Giovannantonio, camionista di 44 anni, residente a Zambra di Cascina, non era stato mai raggiunto da una misura restrittiva della sua libertà. Ora l’uomo è stato arrestato dai carabinieri e condotto nel carcere Don Bosco di Pisa, perché condannato (la sentenza è passata in giudicato) per omicidio preterintenzionale riguardo alla morte della convivente Mara Catani Nieri, trovata senza vita nell’aprile 2013 fuori dalla sua abitazione di Capannoli.
In un primo momento si pensò ad un malore, ma poi accertamenti scientifici da parte del Ris permisero il ritrovamento di tracce di sangue e residui organici sotto le unghie della donna, che probabilmente si era difesa.
Il 15 marzo scorso la Cassazione ha chiuso definitivamente il cerchio sulla responsabilità di Di Giovannantonio confermando la condanna a 7 anni di reclusione, pena inflitta sia dalla corte d’assise di Pisa che dalla corte di assise di appello di Firenze.
L’arresto dell’uomo è scattato una volta che è stato completato l’iter per l’esecuzione della pena, iter che si è potuto innescare dopo la sentenza definitiva di condanna della Suprema Corte.
La coppia aveva avuto un bambino che dopo la morte della madre viveva con il padre e i nonni paterni. Per i giudici il convivente ha ucciso la donna a calci e pugni. L’aveva picchiata e poi era andato a dormire dopo che insieme avevano trascorso la serata a Calci, a casa di amici.
Mara – durante il processo è emerso con certezza – è morta in conseguenza delle botte che l’uomo, con il quale aveva frequenti litigi, le aveva dato la sera prima della tragedia. E anche se il camionista di Zambra nelle ore successive alla morte della madre del loro bambino aveva cercato di depistare gli inquirenti, la verità era emersa già dopo il riscontro dell’autopsia.
La famiglia della giovane donna, assistita dall’avvocato Rolando Rossi, non ha mai smesso di chiedere giustizia per la figlia ed è stata costretta, suo malgrado, a “piegarsi” ai tempi e alle procedure di una giustizia – come più volte la madre di Mara Catani Nieri ha detto – non sempre attenta ai sentimenti e al dolore delle vittime di un grave reato come è quello dell’omicidio, anche se preterintenzionale. (s. c.)
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