Sicurezza
Tmm, il liquidatore chiede un milione a 26 lavoratori
Citato anche il segretario provinciale della Fiom per il risarcimento dei danni causati dai blocchi davanti allo stabilimento che produceva marmitte
PONTEDERA. «Nemmeno i padroni delle ferriere di primo Novecento si comportavano cosi. Se l’intento è quello di toglierci anche la possibilità di lavorare avranno pane per i loro denti». È su tutte le furie il segretario generale della Fiom Toscana Massimo Braccini nel dare la notizia della citazione in tribunale di 26 operai della ex Tmm, oltre al segretario della Fiom di Pisa, Marco Comparini. Un procedimento civile con richiesta di risarcimento per una somma stimata in circa un milione di euro, notificata in questi giorni agli interessati, impegnati in questi ultimi dieci mesi nel portare avanti il presidio in Viale Africa e a dare vita all’ormai nota cooperativa da cui dovrebbe ripartire la speranza. Il tutto unito alla richiesta di smantellare il presidio.
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«Siamo di fronte ad un atto gravissimo, che non ha precedenti – continua il segretario Braccini – Un vero e proprio ribaltamento della realtà. Dopo la fuga di un’azienda dal territorio, lavoratori licenziati nel peggiore dei modi possibili e passati già al vaglio di un comportamento discriminatorio che ha visto pagare solo chi non continuava la lotta, cosa illegale, si vuole davvero arrivare a chiedere il risarcimento a persone disoccupate, colpevoli solo di aver cercato di miglorare la propria condizione? ».
«Attacchi di questa natura e intimidazioni verso lavoratori licenziati, nonché la richiesta di risarcimento danni – sottolinea ancora il sindacalista – segnano un comportamento spudorato di chi lo ha messo in atto e una condizione di regressione profonda a cui è sottoposto chi lavora, un mondo capovolto, non degno di una società civile fondata sul lavoro. Alla gravità della chiusura i lavoratori Tmm hanno reagito con la democrazia, portando avanti una lotta a testa alta, non rassegnandosi alla mortificazione delle perdita del posto di lavoro. Risponderemo a questo grave attacco ai lavoratori Tmm in ogni sede istituzionale, sindacale e legale. Daremo piena assistenza legale e se vi sono gli estremi procederemo con contro denunce, querele e richieste di risarcimento per i danni causati ai lavoratori. Noi proseguiremo a batterci al loro fianco fino in fondo e continuiamo a lavorare per costruire una nuova condizione lavorativa».
Ai lavoratori citati in giudizio si chiede lo smantellamento del presidio e il risarcimento dei danni per aver impedito il libero accesso allo stabilimento della Tmm. «Nessuno ha bloccato alcunché – ribattono gli operai – Non abbiamo mai impedito a nessuno di entrare o uscire dallo stabilimento, né ci sono mai stati sconfinamenti fisici, tant’è che sono state sempre presenti le forze dell’ordine a garanzia di tutti». In questi mesi di battaglia è andato avanti l’iter per far nascere una cooperativa e salvare i posti di lavoro.
Il prossimo 25 giugno si annuncia come una data fondamentale: infatti, è previsto un incontro a Firenze degli ex dipendenti della fabbrica e i sindacati coni tecnici della Legacoop Toscana. Il passaggio successivo sarà quello di andare dal notaio per dare vita ufficialmente a quella che, per molti, rappresenterà una seconda chance occupazionale, dopo la lotta al presidio durata quasi un anno. La nuova realtà produttiva troverà posto nel capannone di un’azienda della zona il cui nome, al momento, resta top secret.
Intanto prosegue la valutazione delle competenze lavorative degli operai, in vista della partenza della cooperativa. Ci sarà un numero ristretto che comincerà subito a lavorare e altri che, invece, dovranno seguire corsi di formazione, la cui organizzazione sarà sostenuta dalla Regione, per acquisire nuove professionalità e utilizzarle nella realizzazione delle commesse in arrivo dal settore dell’automotive.
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