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Pontedera

Richiesta danni per ingiusta detenzione

Richiesta danni per ingiusta detenzione

È l’ipotesi del legale di una giovane rimasta ai domiciliari per un anno e assolta anche in Cassazione

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PISA. Una richiesta danni per ingiusta detenzione.

Ci sta pensando l’avvocato Andrea Callaioli dopo il ricorso della Procura generale contro l’assoluzione anche in appello della sua assistita, accusata, con altri, di aver partecipato a due attentati contro un’agenzia interinale e un traliccio Enel. Mariangela Vella, 37 anni, originaria della provincia di Agrigento e all’epoca dei fatti residente a Pisa, passò quasi un anno agli arresti domiciliari.

Nel tempo ha collezionato due assoluzioni nel merito e ora anche la sentenza della Suprema Corte che dice no a un nuovo processo.

La Cassazione ha confermato la sentenza di assoluzione oltre che per Vella anche per Costantino Ragusa, 41 anni, originario di Bergamo e per anni residente a Pisa e poi a Stazzema; la moglie Silvia Guerini, 36 anni; Daniele Casalini, 33 anni, di Pontedera; Alice Fabbri, 38 anni, di Pisa.

Ragusa era stato uno dei leader del circolo “Il Silvestre” in via del Cuore finito al centro di inchieste che aveva nel mirino l’attività delle Cor, le Cellule di offensiva rivoluzionari.

Il Silvestre era un gruppo dall’apparenza ambientalista, ma con un’anima anarco-insurrezionalista.

Nel maggio 2009 vennero assolti dal Tribunale pisano dall’accusa di concorso nella detenzione e porto di esplosivi e di attentato a impianti di pubblica utilità, aggravati dalla finalità di eversione dell’ordine democratico.

In appello nel giugno 2016 la conferma dell’assoluzione.

Erano accusati di essere i responsabili di due attentati incendiari avvenuti tra l’agosto e settembre 2005 alla sede pisana dell’agenzia interinale “Adecco” , in via Roma, e a un traliccio dell’alta tensione, a Molina di Quosa.

La Procura Generale aveva impugnato la sentenza di secondo grado davanti alla Suprema Corte sostenendo «la mancata rinnovazione della perizia fonica sulle intercettazioni ambientali».

Un dettaglio, quello di riascoltare con le aggiornate tecnologie le intercettazioni degli allora indagati, che per la Cassazione non è sufficiente per riaprire il processo. (p. b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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